Approccio mentale e rapporto Coach-Atleta

 

Quanti di voi si sono concentrati a preparare un determinato periodo agonistico? Ma quanti di voi si sono dedicati all’approccio mentale per la preparazione di un evento?

 

APPROCCIO MENTALE E RAPPORTO COACH-ATLETA

Ultimamente va di moda il Mental Coaching, ma in sostanza di cosa si tratta?

Da qualche parte ho letto che il Mental Coaching, in italiano “Allenamento Mentale”,  consente di completare la preparazione degli sportivi, integrando all’allenamento fisico e alla preparazione tecnica, il “fattore psicologico” al fine di raggiungere le massime prestazioni, riducendo anche i fattori di stress che possono gradualmente incidere sulla salute dell’atleta.

Facile no? E che ci vuole!

Potresti mandare in allegato ai protocolli di allenamento, dei messaggi motivazionali. Eccone alcuni:

Messaggio n°1: “tu sei il migliore atleta del mondo nessuno e più forte di te.”

Messaggio n°2: “vedi quello? Tu farai più di lui fidati… basta seguire i miei protocolli alla modica cifra di 40 euro mensili.” (Questo era uno onesto!)

Messaggio n°3: “ho visto le tue prove. Prova a mettere più peso che non hai dato te stesso al 100%”

È credibile secondo voi? Io credo di no, anzi secondo me, faremmo un pessimo lavoro!

 

Ma quali sono i punti cardine sul quale un Coach che si rispetti debba puntare al fine di preparare mentalmente il proprio allievo?

Quando lanciai il Mammouth training su Lift ‘N’ Fight (programmazione base della mia metodica), mi basai su protocolli di allenamento che tirando le somme sono cose sentite e risentite più volte. Però, il fattore principale della programmazione fu il rapporto tra atleta e coach.

Stessa cosa dissi, quando al Dcss svoltosi a Messina, Paolo Evangelista mi chiese di parlare della mia metodica di allenamento. Cito qualche spezzone:

 

“Ritengo sia fondamentale un ottimo feeling Atleta/Coach per la riuscita di qualsiasi programmazione.

Come nella vita, anche nello sport, è importante avere un buon rapporto di fiducia con il proprio preparatore, il proprio mentore…”

“Uno degli elementi che trovo più interessanti è il rapporto di fiducia totale di Antonino De Pasquale nei confronti del suo allenatore: oggi moltissimi atleti sono allenatori di se stessi, con internet che permette una formazione on-line continua, ma Antonino va contro corrente e si affida ad un allenatore, a colui che pesa la metà di lui e che sposta il doppio dei suoi carichi, grande gesto di umiltà i cui risultati sono sotto gli occhi di tutti…” (tratto dalle dispense del DCSS di Paolo Evangelista svoltosi a Messina).

 

 

LAVORO MENTALE DEL COACH

Dopo aver fatto qualche esempio “pratico”, andiamo ad analizzare realmente quali siano i punti sul quale un Coach deve lavorare a livello mentale.

Il Coach deve:

  • istruire sul come essere costante nel raggiungimento di obiettivi personali;
  • cambiare notevolmente i tuoi pensieri per passare da credenze limitanti a potenzianti;
  • infondere fiducia nell’atleta ed autostima;
  • aiutarti ad agire positivamente dinnanzi alle avversità quali infortuni, massimali mancati, stati d’animo negativi ecc.;
  • essere la miglior versione di te stesso durante un’alzata, una gara, un allenamento in genere.

 

Ci sarebbero tantissimi altri punti sul quale, secondo me, un Coach deve lavorare, ma questi si racchiudono in una dettagliata analisi dell’atleta che hai davanti. Se si tratta di una persona emotiva, una persona che non ama le “smancerie”.

Spesso un’atleta reagisce anche male davanti a sistemi di incitamento, spesso invece un’atleta ha bisogno di essere spronato. Insomma non è un lavoro facile.

 

 

LA MIA ESPERIENZA

Vorrei citare una mia esperienza personale, molto recente, durante l’ultimo Campionato Italiano di Panca Fipl.

Partecipai alla competizione con la squadra del Forma Club, squadra gestita da Franco Sala e Donatella Beretta.

Per me, fu una delle esperienze più belle mai vissute in gara.

Ho passato tre giorni splendidi, dove ho imparato tantissime cose. Lì dove tutti dicono che il Powerlifting sia uno sport individuale, mi sento di affermare che al contrario, si tratta di un meraviglioso lavoro di squadra, dove tutti gli atleti si aiutano a vicenda e lì dove un trainer da netta dimostrazione di quanto possa essere importante il lavoro mentale di un Coach.

Quel giorno, per motivi personali, Donatella non è potuta essere presente, ma Franco ha gestito umore e prove in maniera davvero importante. Credo che gli atleti,  magari le donne, possono aver risentito della mancanza della loro allenatrice (Donatella), ma Franco ha organizzato tutto al meglio.

Io stesso mi sono trovato tutto il lavoro pronto: riscaldamento, attrezzatura, prove, incitamento. Un insieme di cose che sicuramente permettono di dare te stesso al 100%. Io partecipai alla manifestazione con una spalla fuori uso e un bicipite inutilizzabile.

Però quel poco che ho potuto fare, l’ho fatto bene grazie a questo contesto “familiare” e sono sicuro che in altre circostanza non sarei riuscito a concludere con successo la mia performance.

 

 

ESPERIENZA WDFPF

Un’altra mia personale esperienza che mi sento di citare, per far capire a tutti voi, come applico il mio “metodo” fu in un articolo che scrissi nel Marzo del 2015 in occasione di un Campionato Sud Italia Wdfpf che organizzai a Messina valido per la qualificazione ai Mondiali che si sono svolti sempre nello stesso anno.

Il giorno seguente riportai alcuni punti essenziali della manifestazione e tra le tante cose scrissi anche questo punto per me interessante. Eccone lo spezzone:

“…sarebbero state tante le parole che avrei voluto esprimere ieri nei confronti di tutti gli atleti partecipanti alla competizione, ma alle volte i concetti sono talmente tanti che li riassumi in parole come: passione, determinazione, sportività e rispetto. Purtroppo, però, molte persone sono talmente lontane da questi “valori” che spesso preferisci non parlarne per evitare rancori futuri o incomprensioni. Io nel mio piccolo, nonostante la mia giovane età, penso di aver maturato una buona esperienza nel settore, sia come atleta che da qualche annetto come preparatore. Da ragazzino cominciai questo sport per gioco, ottenendo presto discreti risultati però ero solo e quello che ho ottenuto l’ho avuto facendo cose giuste e cose sbagliate e adesso ne pago le conseguenze (infortuni, recuperi, acciacchi, dolori, ecc…). Il mio scopo, nel preparare i miei ragazzi, è quello di evitare il più possibile gli errori che ho fatto io in precedenza, spronandoli a dare di più sempre al massimo della sicurezza, col massimo della concentrazione, nel rispetto reciproco dei compagni di squadra, ma ancora di più degli avversari. Nel valorizzare più gli errori che le vittorie. Confidare sempre sulla propria bravura, piuttosto che sulla buona sorte. Inculcando loro che una competizione non è una medaglia o una coppa, ma e tutto ciò che ci gira intorno che ha un valore. Sapere che è importante paragonarsi ai più forti, piuttosto che mettersi in gioco contro i più deboli. Questo è il nostro sport. Questo lo rende spettacolare ed emozionante!!!”

 

IN CONCLUSIONE

A mio parere avere una persona che ti suggerisca, ti supporti e ti consigli senza mai giudicarti è il migliore potenziale che potresti avere, capirai molte cose di te stesso, comprenderai che puoi migliorare qualitativamente la tua vita sportiva e perchè no anche il rapporto con gli altri migliorerà grazie ai suggerimenti che il tuo Mental Coach ti confiderà!

Antonio Frizzi

Antonio Frizzi classe ’85, nato a Messina. Presidente dell’associazione sportiva Meeting Club, dove allena la squadra di powerlifting. Istruttore di pesistica e functional training, atleta agonista da quando aveva 18 anni in varie federazioni come wdfpd, fipl e fipe. Nel 2011 nella -66 kg medaglia d’argento al Campionato Italiano di Stacco Fipl e argento al campionato Italiano di panca Fipl, vanta un record personale di 252.5 kg al Campionato Italiano di panca/stacco wdfpf sempre nella categoria -66 kg nell’anno 2014 nello stesso anno al campionato Italiano Aics di panca con 170 kg.
Contatto: frizziantonio@yahoo.it

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