HEMA o arti marziali orientali?

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Arti marziali, un nome che evoca combattimenti con armi orientaleggianti, monaci in abiti arancioni o la penombra di un dojo tradizionale in legno.

La nostra conoscenza, però, è spesso frutto di stereotipi e luoghi comuni, diventando più puntuale e precisa solo per alcuni aspetti che ci interessano particolarmente, a cui dedichiamo la maggior parte del nostro tempo. Per le arti marziali si potrebbe asserire che la conoscenza popolare le identifica come il quadro dipinto poco sopra.

 

 

HEMA O ARTI MARZIALI ORIENTALI?

UN SALTO NEL PASSATO

In realtà il termine stesso è puramente occidentale, un’etichetta di comodo, sbrigativa per nomi altrimenti difficilmente ricordabili: “la via del pugno”, “la via della spada”.

Infatti, Marte è il dio della guerra romana, assimilabile all’Ares di origine greca, e con evidenti somiglianze con altre divinità germaniche e vichinghe.

Le arti di Marte, dunque, raggrupperebbero in maniera generica, tutte quelle attività di (antico) stampo bellico. Si va dal combattimento a mani nude a quello con le armi, a piedi o a cavallo, con armi corte o da getto.

Vediamo un lontano ricordo di questa tradizione marziale nelle attuali olimpiadi, nel lancio del giavellotto o nel tiro con l’arco, nella lotta o perfino nella corsa.

Pochi immaginerebbero infatti che il termine “maratona”, viene dal luogo dell’omonima battaglia svoltasi tra greci e persiani, dove l’atleta Filippide, stremato dopo il combattimento, corse da Maratona ad Atene, per portare la notizia della vittoria, per poi morire poco dopo dalla stanchezza.

La nostra conoscenza, dicevamo, è “popolare”, per lo più basata da 50-60 anni di produzioni cinematografiche, fumetti e videogiochi. Se da un lato la nostra conoscenza “generica” di cosa siano le arti marziali orientali è quasi del tutto frutto della sub-cultura popolare, dall’altro, per quanto riguarda quella occidentale, è anche vittima di stereotipi spesso divertenti.

Quanti di noi pensavano sino a poco tempo fa che le spade medioevali fossero pesantissime e non affilate?

Che un cavaliere medioevale necessitasse di un argano per essere issato sul suo cavallo?

Che a malapena riuscisse a rimettersi in piedi da solo una volta caduto? O addirittura che l’occidente non avesse quasi del tutto una tradizione propria di combattimento, armato e non?

Che questo sia falso lo si può affermare con certezza, partendo dalle pitture egizie raffiguranti scene di lotta disarmata, della tomba di Beni Hasan, ai guerrieri sherden-shardana raffigurati sui templi egizi, sino ai bronzetti nuragici (Sardi) della fine dell’età del bronzo, armati di tutto punto con elmo, scudo, spada ed armatura sofisticatissima.

Lo stesso discorso vale per le raffigurazioni nei vasi e nella statuaria greca, che sono stati così utili a ricostruire il perduto pankration, sino ai trattati degli autori latini, come quello di Vegezio (Epitoma rei militaris) o alle raffigurazioni dei guerrieri normanni sull’arazzo di Bayeux, o al primo trattato di combattimento con spada e boccoliere (un piccolo scudo) e il famoso I-33.

Merita inoltre di essere citato il trattato di combattimento del maestro medioevale Fiore dei Liberi da Premariacco, probabilmente il più famoso trattato al mondo di combattimento con la spada di cui dovremmo giustamente essere orgogliosi, in quanto scritto da un italiano.

Da qui in poi, la strada è costellata di trattati redatti nelle lingue più disparate e con le armi più varie, tutte di tradizione occidentale: il tedesco Meyer, gli italiani Achille Marozzo, Manciolino, Di Grassi, Giganti, Capoferro, eccetera eccetera, sino ai più facilmente leggibili manuali con sciabola ottocenteschi, o agli ultimi duelli ripresi con le prime fotografiche e cineprese (famoso quello tra Ungaretti e Bontempelli). Il resto è storia sportiva, storia olimpica.

 

 

RISCOPRIRE LE ARTI MARZIALI STORICHE ITALIANE

Ma cosa hanno di così interessante queste “arti marziali storiche” che non ha già la moderna scherma olimpionica?

Anzitutto il concetto che non basta “solamente” colpire l’avversario prima che questo ci colpisca (quanta bravura, però, per riuscire a farlo), ma anche soprattutto ripararsi, in modo da offendere senza essere offesi.

Il modo per vincere è “colpire senza che l’avversario riesca a colpirti”, affermò una volta un marzialista orientale famoso in tutto il mondo. In effetti è quello il trucco, universale ed invariato in tutte le arti marziali globali.

L’altra differenza con la scherma olimpica è nelle armi, ma questa potrebbe essere la considerazione più banale.

Ovviamente un fioretto non è come una Smallsword o una Backsword inglese, e una sciabola olimpica non è come una sciabola del 1800, senza poi elencare la palese diversità con una spada a due mani medioevale, o la possibilità di usare in combinazione all’arma principale (per parare) una daga, un mantello o, direttamente, uno scudo, grande o piccolo che sia.

La differenza è anche nelle possibilità offerte dal combattimento.

Se la Smallsword è quasi identica ad un fioretto olimpico, tanto che in alcune palestre si usano le sicurissime lame olimpiche per praticare in sicurezza, le possibilità offerte dalle arti marziali storiche sono molte di più: proiezioni, calci, pugni, leve articolari, colpi con il pomolo della spada o quando lo concede l’arma, con la guardia.

Questo vasto mondo, “alternativo” alla pura scherma olimpica, è conosciuto oggi dai cultori come “HEMA” o “Historical European Martial Arts”, che significa banalmente “Arti Marziali Storiche Europee” (in passato “WMA” o “Western Martial Arts” un termine ormai desueto).

Ma chi definisce cos’è storico e cosa non lo è?

 

Cosa è occidentale e cosa no?

Come considerare ad esempio arti marziali orientali che hanno palesemente avuto l’apporto contaminazioni occidentali (specialmente spagnole) come l’Escrima filippina?

La distinzione non è facile come poteva inizialmente sembrare. Il termine ovviamente è solo un mezzo di comodo per identificare la mole di diversi stili e trattati che cadono sotto questa disciplina.

Sono arti marziali storiche anche quelle disarmate, come il pugilato storico o il “wrestling” medioevale.

Che dire allora di lotte “tradizionali” come la strumpa sarda, la backhold scozzese e via dicendo?

Sono Arti marziali storiche o no?

Personalmente preferisco distinguerle come “tradizionali” più che storiche, non esistendo dei trattati o dei documenti che ci possano permettere di ricostruire come fossero queste arti all’origine. Inutile sottolineare che tutto ciò che non è documentato da un trattato, debba necessariamente ricadere (spesso a malincuore), tra l’archeologia sperimentale, la rievocazione storica, l’archeologia del combattimento, o come l’hanno definita alcuni esperti del settore: “reconstructive martial arts”.

Sono un esempio la scherma vichinga, gallica, romana, nuragica, eccetera eccetera.

 

 

HEMA o HMB?

Semplificando il discorso, cosa può praticare chi fosse interessato ad imparare, facciamo il caso: combattimento medioevale con la spada?

La risposta è: rivolgersi a chi fa HEMA pura, e quindi studiare un trattato o uno stile particolare, secondo quelli che sono i nostri gusti.

Esistono scuole tedesche, italiane, inglesi, francesi e decine di diversi trattati al riguardo, con le armi più disparate. Esistono decine di sale d’armi, associazioni o compagnie che ricadono sotto il nome di HEMA, o un più tradizionale “scherma storica”.

Chi fa HEMA solitamente lo afferma chiaramente, chi invece fa scherma scenica (che certamente non è HEMA), dimostrativa, spettacolare, o un tipo di scherma diversa, solitamente non puntualizza di praticare HEMA.

Queste compagnie poi si dividono secondo il trattato e le armi insegnate. C’è chi studia solo le “forme” come nei kata orientali, chi ha un approccio “tradizionalmente” marziale, e intende l’arte come finalizzata al combattimento puro, e chi, magari pur abbracciando questa visione, decide comunque di applicare quanto ha imparato nei diversi tornei “sportivi” in cui è possibile partecipare, italiani e non.

Famosissimo, ad esempio, lo Swordfish, quasi il “mondiale” degli appassionati di HEMA, che vede i migliori fighter (uomini e donne) del vecchio e del nuovo mondo partecipare nelle diverse categorie (spada lunga, sciabola, wrestling).

 

Ma poniamo il caso che vi interessi combattere in armatura. Potreste praticarlo nelle HEMA?

Si e no.

Spieghiamoci meglio: le HEMA insegnano a combattere con armi oramai desuete (ma anche un katana lo è), con l’intento di eliminare l’avversario.

Nei trattati, il combattimento in armatura viene quindi esplorato sotto questo aspetto: eliminare nel minor tempo un avversario protetto da armatura, cercando di bypassare la protezione.

Come?

Infilando la punta dell’arma, spesso tenuta impugnando parzialmente la lama, nella visiera dell’elmo, sotto le ascelle, nell’inguine e negli altri varchi in cui sarebbe troppo complesso proteggere il guerriero con l’armatura in metallo.

Ovviamente per studiare (anche solo modernamente) uno stile simile, l’armatura deve essere quasi integrale, particolarmente sicura, specialmente nella zona degli occhi, e praticata con armi che impediscano, una volta superata la protezione offerta dall’armatura, di ledere seriamente il nostro compagno, magari a seguito della malaugurata rottura dell’arma o dell’asta che stiamo usando come surrogato dell’arma originale.

Oltre all’evidente difficoltà nell’eseguire uno stile di combattimento di questo tipo, palesemente poco “sicuro” anche in un combattimento simulato con l’utilizzo di tutti gli accorgimenti, bisogna dire che la quantità delle persone che dispongono di un’armatura completa è veramente limitato, e le strutture dove si studia una simile forma di combattimento sono ugualmente limitatissime, relegando spesso questa attività (almeno oggi) a pochi gruppi o rare occasioni collettive in cui ci si possa allenare così seriamente.

 

Esiste un’alternativa a questo tipo di combattimento in armatura?

Certamente. Bisogna però puntualizzare che quello proposto, non è il modo in cui gli armati o i cavalieri medioevali cercavano di uccidersi in duello o in battaglia (a differenza di quello studiato dalle HEMA), ma è un tipo di attività che praticavano i cavalieri, sicuramente a scopo ludico.

Quest’attività, spesso dichiarata da alcuni come “antistorica”, o da altri (solitamente i media) travisata come il modo con cui effettivamente combattevano i cavalieri medioevali, è in realtà la ricostruzione di quegli incontri e combattimenti che si facevano solitamente in torneo, a fianco delle più famose “giostre”, dove due cavalieri cercavano di dimostrare, lancia in resta, la loro bravura nell’arte militare.

Anche in questo contesto si cercava di evitare che l’avversario morisse, ma ben sappiamo come spesso ci scappasse anche il morto.

È famoso il caso di un cavaliere che sopravvisse, purtroppo per non molto tempo, con la lancia che ne attraversava l’orbita oculare.

Uno dei principali testi di riferimento per questo tipo di attività è il “Le Livre des Tournois” di René D’Anjou, scritto in Francia nel XV sec., con un’approfondita descrizione delle regole e degli armamenti da utilizzare.

Questa passione per le competizioni, a cavallo e non, rimarranno in voga sino a quasi i giorni nostri. Famosi i casi dei vari “pali” italiani, o della Sartiglia oristanese, e i meno conosciuti duelli tra barche, con i rispettivi contendenti che cercavano di buttarsi reciprocamente giù dal natante, lancia alla mano, che si svolgevano nelle varie lagune d’Italia.

 

CHE DIRE PERO’ DEI COMBATTIMENTI A TERRA?

La tradizione anche qui è molto antica, con i famosi “Pas d’Armes” (passi d’arme) o le famose “battagliole” che si svolgevano tra diverse fazioni armate di scudi e randelli, vere e proprie “battaglie” che spesso avevano esiti non proprio felici per chi vi partecipava.

Questo tipo di tradizione, continuò fino alla fine del medioevo e del rinascimento, dove i cavalieri, armati di spade dalla punta spezzata o da grosse mazze in legno, cercavano reciprocamente di conquistare questo o quell’obbiettivo a suon di randellate.

Notare anche qui il dettaglio della punta di spada spezzata, che risultava, sempre e comunque, la principale preoccupazione dei combattenti.

Una trave metallica affusolata, infatti, può tranquillamente “bucare” il corpo umano, sia essa affilata o meno.

I combattimenti in armatura quindi dovevano necessariamente evitare l’uso delle punte, privilegiando i colpi di taglio, che ovviamente non sortivano nessun effetto letale, se non stordire momentaneamente chi si trova all’interno dell’armatura.

È questo infatti quello che viene fatto nelle diverse leghe di HMB (Historical Medioeval Battle) o BotN (Battle of the Nations, uno dei più grandi eventi conosciuti), dove si affrontano atleti protetti da armature con uno spessore variabile tra 1-2 mm, che arrivano poi a pesare diversi kg.

In queste competizioni si duella 1 Vs 1, con diverse tipologie di armi: spada lunga, spada e scudo, spada e boccoliere, e talvolta alabarde (sorta di asce inastate).

I duelli inoltre possono essere di gruppo, 5Vs 5, o gli spettacolari 21 Vs 21.

 

TECNICA, CONDIZIONE FISICA O SOLO BRUTALITA’?

Inutile ribadire che per fare questo tipo di attività l’atleta debba necessariamente allenarsi, pena una durata estremamente limitata in combattimento. L’armatura pesa e rallenta i movimenti, costringe la visione e la respirazione, limita (non esageratamente come nei film) i movimenti, e rende tutto più difficile.

Molti di quelli che combattono in questa disciplina, oggi sempre più popolare, sono pesisti o marzialisti di altre discipline.

Nelle regioni dell’Est Europa poi sono spesso militari, vigili del fuoco, poliziotti e altri appartenenti alle forze dell’ordine, che cercano uno sport particolarmente divertente e liberatorio. Quando mai potrebbe capitarvi di colpire con tutta la vostra forza, con una spada medioevale, la testa (con sopra l’elmetto) di un vostro amico?

O di stringervi in un gruppo di una decina di persone per sconfiggere la squadra avversaria? Forse l’unico sport che si avvicina a questo è il rugby, o il football americano, senza la possibilità di menare nessuno, ovviamente!

E chi pensa che questo sport sia unicamente brutale e privo di tecnica o abilità, si ricreda osservando i duelli 1 Vs 1, fatti uno di seguito all’altro, prima con spada lunga, poi con spada e scudo e infine con spada e boccoliere.

Chi pensa che questi atleti non si allenino per combattere con simili ritmi con qualche decina di kg di armatura addosso si sbaglia di certo.

Alcuni ritengono che sia inutile quello che fanno, ovvero colpire di taglio l’armatura, una necessità dettata unicamente dal bisogno di combattere in sicurezza, senza eliminare realmente il nostro avversario.

Molti pensano, quindi, che praticare questo tipo di arti marziali “in armatura” (o “a contatto pieno” si diceva in passato) sia facile, in quanto l’armatura assorbe tutti i colpi ricevuti, ma non è così.

L’armatura non può proteggere ogni parte del corpo, pena diventare rigida e immobile. Quindi bisogna accettare il compromesso che per avere un po’ di mobilità alcune zone siano necessariamente meno protette, o semplicemente imbottite. È allora che un colpo di alabarda portato a due mani, dall’alto in basso, inizia a farsi sentire.

Stesso dicasi anche per chi calza un elmetto in acciaio, la sensazione che si riceve non è diversa da quella di ricevere un pugno in piena faccia indossando un caschetto da boxe con grata di protezione.

Ovviamente l’elmo limita il campo visivo, e spesso non ci si rende conto di cosa succede intorno a noi; può capitare così che mentre si sta cercando di buttare giù qualcuno, si venga investiti in pieno dalla carica di qualcun’altro che ci aveva puntato. L’effetto, anche qui, non è diverso dall’essere investiti da una macchina mentre si guida un motorino, ma quanto è più divertente in questo caso?

Alessandro Atzeni

Nato a Cagliari in Sardegna nel 1986, dopo un breve periodo passato praticando arti marziali cinesi, dal 2007 si dedica alla scherma storica tramite la A.S.D. Memoriae Milites di Cagliari. Partecipa a tornei di scherma medioevale, in armatura (H.M.B.) e non (H.E.M.A.).  Scrive articoli su riviste a tiratura regionale e nazionale, con temi di argomento schermistico, rievocativo, storico e/o archeologico. Ha partecipato a diversi stage di scherma medioevale e di arti marziali. Nel 2015, dopo aver conseguito la laurea in Scienze Naturali, si trasferisce ad Oxford (Regno Unito), dove si iscrive alla famosa “School of the Sword” di Reading, Berkshire, e dal 2017 inizia a praticare smallsword (spadino da duello), backsword e pugilato ottocentesco, presso la nota “Linacre School of Defence” di Oxford. Attualmente risiede a Ferrara, per completare gli studi universitari in Archeologia Preistorica. Per info e approfondimenti:

https://sardinianwarrior.weebly.com/

https://www.youtube.com/user/LessaAlessandro

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