Il canale giusto per trasmettere informazioni

Il canale giusto per trasmettere informazioni

 

Se ti interessi di crescita personale, coaching, PNL, se ti è capitato di partecipare a qualcuno dei tanti corsi di marketing che sono in circolazione, avrai sicuramente sentito parlare di “sistemi rappresentazionali”.

 

Di che cosa si tratta?

 

Come sempre, se lo dovessi spiegare ad un bimbo di 6 anni, direi che ciascuno di noi reagisce a quello che gli accade intorno utilizzando prevalentemente una certa porta d’entrata e un certo  filtro per catturare le informazioni.

Come dire, ogni individuo è una casa.

Il modo in cui gli eventi che lo circondano e che lo riguardano entrano in quella casa è diverso e personale.

C’è che chi preferisce utilizzare la porta principale, chi le finestre, chi il camino!

Non c’è un meglio, non c’è un peggio: c’è un diverso, e quel diverso è personale.

 

Perché viene posta tanta attenzione sui sistemi rappresentazionali? 

 

Perché, a seconda che l’interlocutore a cui si vuole vendere qualcosa faccia entrare le informazioni dalla porta principale, o dalle finestre, o dal camino, saperlo può aiutare nella veicolazione della vendita stessa.

 

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Ora, che tu voglia chiamarla vendita, o che tu voglia chiamarla scambio, ciò che avviene, conta soltanto ai fini delle tue intenzioni.

 

Da un punto di vista astratto, qualunque momento nel quale vuoi trasferire delle informazioni a qualcuno, indipendentemente dallo scopo per cui lo fai, è un momento nel quale l’importanza della porta, delle finestre, del camino, ha un peso immenso!

 

La prima cosa che voglio dirti, riguarda la cancellazione di un certo tipo di dogmatismo tecnico che vige su questo argomento.

Avrai sentito fin troppe volte che “ci sono persone visive, ci sono persone auditive, ci sono persone cinestesiche, e blablablabla!”.

La categorizzazione delle persone dentro ad una sola casella, invece di semplificare le cose, le complica.

Infatti, convincerti che qualcuno sia (solo) visivo, ti costringe e ti limita a privilegiare determinate azioni escludendone altre, e potresti sbagliarti di grosso.

In breve, quale sarebbe la storia dei visivi auditivi e cinestesici? 

 

Si tende a dire che la maggior parte delle persone cattura informazioni privilegiando un canale. Per alcune persone è molto facile imparare guardando, per altre persone è più semplice imparare ascoltando, per altre persone ancora è ottimale imparare utilizzando i cinque sensi.

Ciascuno ha insomma il “suo” tipo di lenti preferite con cui filtra le informazioni sulla realtà.

 

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Se sei un tecnico del fitness, a te interessa in particolar modo capire come poter trasmettere informazioni che permettano alla tua audience, o al tuo allievo, di trasformare le nozioni astratte in azioni concrete e giuste.

Quindi, ti interessa in particolar modo capire che tipo di modalità viene scelta in QUEL preciso contesto di apprendimento.

Nei fatti la realtà è molto più sfaccettata, e si può dire con ragionevole precisione che ciascuno di noi attiva preferenzialmente un canale a seconda del contesto, dell’azione, degli stati emotivi che lo riguardano.

 

Facciamo degli esempi concreti.

Sei una persona che in contesti di apprendimento si muove, capta odori e/o eventuali sapori ?

 

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Per  imparare una sequenza motoria devi osservare attentamente, prima di fare direttamente?

 

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E ancora, se parli con qualcuno fissi un punto per concentrarti meglio su ciò che ti viene detto e che devi dire?

 

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Nel primo caso si ha una modalità cinestesicamovimento + tatto ( mentre scrivi, guardi anche ciò che stai scrivendo).

Nel secondo una modalità visiva.

Nel terzo una modalità auditiva.

 

Ma sei sempre TU!

Non sei solo “x o y”, sei tu che applichi un sistema in un contesto e non in un altro;)

 

Quali sono gli strumenti attraverso i quali è possibile capire quale sistema rappresentazionale viene utilizzato da chi abbiamo davanti?  

Suggerisco di guardare sempre tre ambiti per decodificare il soggetto che si ha davanti:

  1. Il linguaggio
  2. Il contatto visivo
  3. La velocità delle azioni

 

Il Linguaggio

Le parole che si scelgono per comunicare sono un buon indicatore. Chi sta privilegiando il canale visivo usa verbi come guardare, osservare, vedere. Chi sta privilegiando il canale auditivo usa verbi come ascoltare, sentire, dire. Chi sta privilegiando l’ambito cinestesico usa verbi come sentire, percepire, piacere, assimilare, ecc…

 

 

Il contatto visivo

Le persone che stanno utilizzando il canale visivo osservano molto attentamente, chiedono che venga loro fatto “vedere”, hanno lo sguardo catturato da dettagli e colori. Le persone che stanno privilegiando l’ambito uditivo tendono a non guardare negli occhi il loro interlocutore, si focalizzano su un eventuale spot, per concentrarsi sulla voce di chi sta dando loro informazioni. Le persone cinestesiche spesso chiudono gli occhi mentre ascoltano informazioni, toccano gli oggetti con cui devono interagire ed eventualmente le persone con cui stanno parlando. Sono molto sensibili agli odori, ai sapori e ai cambi di temperatura.

 

La velocità delle azioni

La velocità di qualunque azione, dal parlare al muoversi, è un buon indicatore del canale che si sta privilegiando. Potremmo dire che in modo decrescente, dal visivo al cinestesico le azioni sono da veloci a lente o molto lente. Un visivo parla in fretta, gesticola e si sposta velocemente nello spazio. Chi si trova in modalità uditiva ha gesti e parole più modulate, con pause e intercalari più alternati. Chi è in modalità cinestesica ha un tono di voce basso, azioni lente, toni per lo più pacati.

 

 

Ora che sai tutte queste cose, cosa te ne fai?  

Le usi per capire che cosa succede alla tua audience o al tuo allievo nel momento nel quale vuoi spiegare, ad esempio, uno squat.

Se parti dicendo “Te lo faccio vedere!” e vieni fermato da qualcuno che ti dice

“.. no, prima spiegamelo!”,  è poco utile che tu insista per dirottare l’attenzione sull’osservazione di ciò che fai.

La situazione opposta si verifica spesso coi bambini, che per imparare devono guardare e imitare, sono generalmente poco inclini ad ascoltare poi agire.

 

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Alla stessa maniera, se ti rendi conto che ci sono delle difficoltà in qualcuno a cui hai parlato a lungo, a cui hai mostrato a lungo, e che sembra essere vicino alla soluzione dell’ inghippo tecnico, senza riuscire ad afferrarla, a volte basta che tu ti metta di fianco a quella persona, per svolgere l’esercizio con lei, mentre lo fa, per vedere accadere il miracolo. Magari aggiungendo una musica che quella persona ama o allietando l’ambiente con essenze che escono da un diffusore.

Ogni tua azione deve adattarsi all’obiettivo: portare luce a chi devi illuminare!

 

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Come ti ha già spiegato, andrò controtendenza, e sottolineo ancora una volta che non è detto che le persone che in quel preciso contesto stanno usando un canale rappresentazionale lo privilegino in assoluto nella loro vita.

Ad esempio, mi è capitato di lavorare con tantissime persone globalmente classificabili come visive, che quando si trattava di interagire con il corpo diventavano totalmente cinestesiche. All’inizio dell’articolo ti ho messo in luce anche un altro fattore importante: lo stato emozionale.

Succede spesso che, chi viene dissociato dalle proprie sicurezze, abbia bisogno di un canale rappresentativo diverso.

 

Riprendendo l’esempio di cui sopra, molti imprenditori che sono abituati ad utilizzare il canale visivo, quando sono messi davanti ai limiti del loro corpo, e devono rispolverare o affrontare  insicurezze antiche che nel quotidiano accantonano (si muovono “nella loro zona di comfort”), entrano in una dimensione cinestesica e hanno molto più bisogno di affidarsi a tutti e cinque i sensi per recepire quante più informazioni possibili.

Per loro è una sorta di spazio regressivo nel quale è necessario riprendere meccanismi di apprendimento che sono stati lungamente trascurati.

 

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E ora?

Come fai a capire cosa fare?

Provi, provi ancora, sbagli, sbagli meglio!

Quando ti renderai conto di capire esattamente il momento nel quale cambiare modalità di comunicazione con una persona, lo saprai perché i risultati di quella persona diventeranno sempre via via più eclatanti.

 

Sarà anche per te un momento di allenamento, mentale, e non solo fisico.

Giovanna Ventura

Giovanna è esperta di cambiamento.
Da 27 anni aiuta le persone a cambiare vita e punto vita. Supporta coloro che pensano di non farcela: li accompagna alla scoperta delle proprie capacità, per usarle con successo e per raggiungere l’aspetto, il benessere, l’autostima che desiderano. Ha seguito un percorso duplice che ha abbracciato, e abbraccia tuttora, la sua vita: lo sport, in tante sue forme, e la conoscenza del cervello umano. Per questa ragione non stupirti se nei suoi articoli si mescoleranno filosofia antica, coaching, programmazione dell’allenamento e studio del linguaggio. Per sapere nel dettaglio qual è stato il suo percorso e come si sviluppa il suo lavoro, ti mando  in QUESTA SEZIONE: troverai informazioni sulla sua metodologia di allenamento e crescita personale, Train With Brain ™. Web: giovannaventura.com, fitmominaction.com, be-your-best.it Email: giovannaventura@giovannaventura.com.

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