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L’infortunio come opportunità di crescita e non come fine.

by Matteo Cresti
Infortunio LNF

L’infortunio è una di quelle tappe che fanno parte di ogni percorso di un atleta e non solo. A tutti è capitato di farsi male, c’è a chi più ed a chi meno.

Però scrivo questo articolo in un momento di profonda felicità, tutto questo perché, dopo la caduta, ho avuto la forza di procedere passo passo ed affrontare quella che chiamerò la mia ascesa.

Con il tempo che corre così veloce non ci è possibile, ad oggi,  aspettare la soluzione ai nostri problemi. Dobbiamo impegnarci e trovare la forza di uscire dalle condizioni di disagio e difficoltà, questo vale nello sport come nella vita di tutti i giorni.

L’infortunio è solo uno dei fattori presente nella vita di ogni atleta. Bisogna solo rendere l’infortunio un punto di crescita e non un fallimento.

Nella testa, questa frase rimbomba ormai da oltre un anno nei miei pensieri:

“Se ti metti in una posizione in cui devi lasciare la tua zona di comfort, allora sei costretto ad espandere la tua coscienza.”

Credo, profondamente, che tale prospettiva sia alla base di una strategia vincente nella vita.

Come mai parlo di difficoltà o di resilienza?

INFORTUNIO COME CRESCITA. LA MIA STORIA

Nel 1996, all’età di soli 14 anni, ebbi il mio primo importante infortunio, che mi obbligò a lasciare per molti anni l’agonismo. Rottura totale LCA e parziale rottura del menisco mediale del ginocchio DX.

A 14 anni, capirete che la cosa costituì un enorme trauma per me.

Ero troppo piccolo per operarmi e dovevo solamente attendere il momento dell’intervento.  Arriverà solo 4 anni più tardi ad accrescimento completamente avvenuto.

Ricordo, che in quegli anni sognavo già di diventare uno sportivo di alto livello.

Ero già sponsorizzato e mi allenavo quotidianamente molte ore per raggiungere gli ideali di un adolescente di quei tempi.

La rottura dell’LCA quindi ha condizionato la mia carriera nel tennis e negli sport da combattimento, dovendo prima abbandonare l’attività e successivamente riprenderla con tutte le complicanze del caso.

Intanto, in quegli anni di fermo, ero riuscito a collezionare numerose distorsioni al ginocchio con ovvie complicazioni, tanto da farmi decidere di lasciare quel Mondo che per anni mi aveva fatto sognare in grande.

E’ strano come un banale errore, possa distruggere il sogno di un giovane ragazzo!

Su questa frase invito a riflettere tanti colleghi che hanno la fortuna di lavorare con i giovani.

Ѐ importante preservare la loro integrità, perché un domani, essi stessi potranno essere grandi atleti. Quel domani è inevitabilmente condizionato dal lavoro di oggi.

COME SI COSTRUISCE UN INFORTUNIO. IL PASSAGGIO AL BODYBUILDING

BB LNF

Intrapresi così la strada del Body Building, arrivando poi negli anni successivi ad avere importanti risultati in WNBF, quando ancora nei circuiti Mondiali di Natural BodyBuilding, noi Italiani eravamo davvero in pochi.

La cultura fisica, specialmente quella dei tempi moderni, è una disciplina che costruisce un corpo in maniera estetica.

Ovviamente, essendo quello l’obiettivo, si adottano tutte le possibili strategie allenanti per modellare e cesellare la muscolatura.

Essendo giovane e molto determinato, non ponevo troppa attenzione alla mia metodica di allenamento, semplicemente facevo ciò che sembrava egregiamente funzionare.

Eseguivo spesso esercizi con R.O.M. ridotto e T.U.T molto lunghi.

Non mi preoccupavo eccessivamente di curare la mia mobilità, di far lavorare muscoli stabilizzatori e fissatori. Eseguivo classiche split routine in stile BodyBuilding, senza porre troppo focus sul lavoro articolare.

L’obiettivo di quei tempi per me era chiaro: avere deltoidi come palle di cannone, gambe squartate e glutei a righe.

Il resto era contorno e come in tutte le attività, se il tempo non è abbastanza, il superfluo spesso si taglia. Alla possibilità di andare incontro all’infortunio non ci si pensa.

Spesso questa attività era correlata a due mansioni lavorative e come potrete immaginare il computo giornaliero era davvero impegnativo.

IL PASSAGGIO ALLA PREPARAZIONE ATLETICA

Concludo, dopo oltre 10 anni di attività la vita da Bber e mi appassiono di tutto ciò che ruota intorno al Mondo della preparazione atletica.  In quegli anni si inizia a sentir parlare di Strength & Conditioning e stanno tornando in voga vecchi tools dal sapore di ferro rugginoso ed inizia così la mia trasformazione culturale.

Affronto con entusiasmo questo nuovo Mondo che sembra vivere a stretto contatto, con quello che viene chiamato Sport.

Esco così da tutto ciò che è pura muscolazione e intraprendo una concezione del sovraccarico completamente diversa: costruire performance tramite l’utilizzo di resistenze, sia che sia fine a se stesso (powerlifting) o che abbia transfer su un gesto specifico.

Negli anni di questo mio cambiamento, tante sono le limitazioni che ho dovuto superare e che tutt’oggi continuo ad avere a causa del mio background.

Quello che adesso ribadisco ai miei atleti è che il corpo è tremendamente intelligente. Se tu per anni lo abitui a lavorare a R.O.M ridotto, quest’ultimo si specializza e alla fine diventerà incapace di lavorare a R.O.M completo.

Mi ritrovo così con l’entusiasmo di un 20enne ed un corpo che non ne vuol sapere di riprendere a muoversi liberamente nello spazio.

Mi rendo conto che quell’ipertrofia muscolare negli anni tanto ricercata, adesso costituisce un limite al compito che sto assegnando al mio corpo.  Devo, quindi, partire da quelle che sono le mie limitazioni funzionali per evolvere in questo percorso.

Solo negli anni, mi renderò conto che il lavoro effettuato in stile BodyBuilding, oltre ad aver creato ingombri muscolari, ha anche creato un connettivo molto forte.

Faccio, infatti, estrema fatica ad eseguire squat completi, spinte sul piano frontale con un carico stabilizzato sopra la testa. L’articolazione della spalla risulta davvero limitata nel movimento, per non parlare del T-Spine che risulta immobile. 

Realizzo, infine con profondo rammarico che nonostante la mia “size” non sia piccola, faccio fatica a stabilizzare pesi che per il mio bw dovrebbero essere ridicoli.

Ho parlato di questi anni, perché è importante calarsi nella realtà di quanto passato e si capisca che l’informazione ai tempi non era quella di oggi. Spesso davvero noi facevamo ciò che aveva funzionato per gli anziani, senza farsi troppe domande, aveva funzionato, punto bastava.

La risposta di rito era sempre la solita:

“Si fa così, perché ha sempre funzionato”.

Non esisteva Facebook, non esistevano i video tutorial, non esistevano diplomi o scuole blasonate. L’unica nostra vera risorsa erano i Forum, dove persone sotto NickName, dialogavano per accrescere la propria cultura/sperimentazione.

Amici “coetani” che leggeranno questo articolo, son sicuro sorrideranno a pensare a quei tempi, perchè, in fondo, alla fine ci conoscevamo davvero tutti e c’era un grande rispetto, cosa che oggi, purtroppo, non ritrovo spesso sui social.

UNCONVENTIONAL TRAINING

Infortunio Unconventional LNF

Passano gli anni e man mano accresce la mia formazione nel mondo del “Un-Conventional Training” e della preparazione atletica. Cerco di apprendere le qualità di ogni attrezzo e di riproporlo in una visione olistica.

Accetto le sfide che il mondo dello sport tramite i Social mi lancia. Così sperimento arrivando anche a importanti PR personali.

Il mio modo di allenarmi negli anni è mutato totalmente, se prima in una split routine eseguivo molti schemi motori, con la specializzazione ne eseguo al massimo 3.

Solitamente eseguivo un altissimo volume di lavoro alternando i seguenti schemi motori di base:

  • Spinta verticale / Pull Verticale
  • Spinta orizzontale / Pull Orizzontale
  • Hinging / Squatting

A questo schema, inoltre, aggiungevo sempre un lavoro di core stability (anti-estensione, anti-rotazione e anti-flessione laterale) e saltuariamente qualche schema propulsivo (affondi, farmer’s ecc ).

La specializzazione funzionava benissimo, ovvero mi permetteva di incrementare le mie performance e rendermi sempre più forte in quegli schemi motori, ma avevo la sensazione di non essere quello che volevo, non mi sentivo “completo”.

INFORTUNIO DEL TENDINE DEL TRICIPITE BRACHIALE

Continuo la specializzazione, fin quando un giorno arriva il mio secondo infortunio importante. Una lesione quasi totale del tendine del tricipite brachiale del gomito dx.

Pensare che a quei tempi mi stavo preparando per il Sinister ed ero solito effettuare TGU con un ktb da 68kg (non son numeri sparati tanto per… sui miei canali ci sono video dove lo eseguo con un bilanciere e catene a 60kg).

Ho 35 anni e da quel momento il mio corpo inizia a presentarmi il “conto” degli errori fatti.

Un infortunio serio che ti mette fermo per mesi, è un importante processo di crescita, che ti mette davvero a dura prova.

Procedo con la riabilitazione, ma ancora non riesco a scindere la testa dal cuore.

Intraprendo un lavoro leggermente diverso, dedicando più spazio al conditioning, parte che per troppo tempo avevo trascurato.

Passa un anno e la forma è ottima, i massimali sono scesi di poco, ma ho migliorato nettamente il mio conditioning generale.

Controllo a fine di ogni WOD l’andamento della mia frequenza cardiaca sottoposta man mano agli stessi protocolli, ma con resistenze diverse. Magicamente la mia frequenza è più bassa sia in allenamento, sia nel sonno che al mattino al risveglio.

Ho più energie e molti meno fastidi muscolo-scheletrici ed anche la mobilità è nettamente migliorata.

L’ULTIMO INFORTUNIO

In questo contesto, subisco l’ultimo infortunio.

Lesione di Hill Sachs e lesione di Bankart spalla sx con simultanea rottura del tendine tricipite brachiale SX.

Questo infortunio mi mette a dura prova psicologicamente.

Posso garantirvi che nella testa in quei momenti passa di tutto, dal ritirarsi al sentirsi estremamente “vecchio ed usurato”.

Questi eventi succedono sempre quando le cose vanno troppo bene e magicamente ti riportano al “Piano Terra” in un sol colpo, facendoti capire che non sei invincibile e che sono passati i tempi dei 20 anni.

So già che iter dovrò passare, so già quanto sarà lungo il processo di riabilitazione, due operazioni distanti l’una da l’altra un solo mese. Il braccio ingessato, un gran dolore e senso di impotenza.

Affronto le due operazioni con la voglia di tornare sul campo, tipica di chi non si  arrende nella battaglia.

I mesi passano lentamente, come lentamente procede il recupero funzionale dell’arto sinistro, ma stavolta non ho fretta.

Quando tornerò sarò colui che ho sempre desiderato essere.

Durante questo periodo, sto concludendo il mio percorso in Scienze Motorie e ne approfitto per fare una tesi sperimentale sulla mia riatletizzazione, dove riporterò esaustivamente dati ed esami effettuati oltre a innumerevoli protocolli di lavoro da me creati ed effettuati settimana per settimana.

In questo lungo periodo, riprendo in mano libri di preparazione atletica dei grandi autori della scuola sovietica. Cerco di visualizzare un protocollo di lavoro che accomuna grandi atleti di varie discipline: dal Sollevamento Olimpico al Kettlebell Lifting, dalla Ginnastica all’ Atletica.

Per farlo cerco un comune denominatore.

Sto assiduamente in contatto con colleghi che conoscono nel dettaglio discipline che non ho praticato e cerco di approfondirne le caratteristiche peculiari della preparazione atletica, analizzandole da un ottica principalmente aspecifica, perché per me è la Preparazione Generale che crea le basi per un grande atleta.

Ai miei atleti dico sempre questo:

“Creiamo una piramide dalla base larga, le torri lasciamoli agli altri, sarà il tempo a parlare”

Da queste ricerche, emerge anche la voglia di mettere “nero su bianco” la mia esperienza di studio ed empirica, racchiudendola in un metodo che chiamerò… lo scoprirete presto, scritto a 4 mani con l’amico e collega Marco Carlin.

Il risultato del libro, lo potrete toccare con mano vedendo performare me e chi seguo.

Credo, fermamente, che nel nostro Mondo debbano essere valutati più i numeri e meno le chiacchiere.

Chi mi conosce, si stupisce della mia riatletizzazione, fatta solo tramite “movement therapy” e tecniche di riabilitazione alternativa, quali coppettazione, taping e myofascial release.

Nella mia attuale visione, non permetto ai miei atleti stati di discomfort. Nella preparazione atletica non è permesso alzarsi dal letto con i postumi del workout di ieri.

Ogni giorno dobbiamo star bene e sentirci in forma, pronti alla prestazione.

CONCLUSIONI

Questo articolo, racconta uno spaccato reale della mia esperienza nello sport e vuole essere una voce contro il coro che pone l’attenzione sulla longevità atletica, sulla qualità del movimento e sulla preparazione fisica.

Infine, anche per gli atleti che si sentono finiti ribadisco che c’è una speranza!

Quella speranza risiede nell’affidarsi a mani esperte che valutano le possibili disfunzioni e le “curano” tramite la movement therapy, creando giorno dopo giorno un corpo più mobile e più forte. Un corpo nuovo in grado di performare.

E’ proprio l’obiettivo futuro a determinare gli scopi, i contenuti e gli obiettivi durante il corso degli anni. (E.Arbeit)

Il Libro sarà pubblicato nel 2021.

Al suo interno parleremo approfonditamente di preparazione atletica, di condizionamento articolare, di prehab e rehab per tutti gli atleti, dal professionista alla signora Maria.

La mia tesi, a breve sarà pubblicata in E.book da LNF.

Effettuando delle ricerche, non ho trovato alcun materiale specifico che tratti la riabilitazione post intervento chirurgico da Lesione di Hills Sachs e Bankart. Al suo interno ci sono i protocolli da me effettuati fino a 4 mesi post intervento chirurgico. Inoltre, al suo interno è affrontata anche la parte di pre-hab, parte fondamentale per costruire spalle forti e sane.

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