Invecchiare coi pesi, anzi invecchiare allenandosi coi pesi è possibile, oppure i pesi vanno usati solo dai più giovani?

Ancora culturalmente c’è tanto da lavorare.

INVECCHIARE COI PESI FA BENE?

Ciò che normalmente si sente dire riguardo la scienza medica è che una cosa che fa bene oggi potrebbe essere un serio problema domani.

Non voglio addentrarmi in polemiche sterili a questo riguardo, mi interessa invece focalizzarmi un argomento che ci vede finalmente tutti contenti.

Sembrerebbe ormai un fatto assodato, e confermato dalle ricerche fino alle più recenti in assoluto, che l’allenamento con i pesi costituisca un elemento imprescindibile per una vita sana e all’insegna della salute, soprattutto in tarda età.

Senza evidentemente volermi addentrare nell’analisi costi-benefici dell’allenamento, che posso brevemente elencare come segue:

• aumento della circolazione sanguigna nei muscoli e prevenzione delle tendinopatie degenerative, conseguenza “normale” dell’invecchiamento;

• aumento della forza generale;

• miglioramento della resistenza generale; riduce la sarcopenia, ovvero la graduale diminuzione della massa muscolare e delle prestazioni -si badi bene, per prestazioni si intende anche solo muoversi senza fatica- che interviene nel corso del processo di invecchiamento

• incremento della funzionalità cardiocircolatoria e respiratoria;

• diminuzione del colesterolo totale e LDL, con incremento del colesterolo HDL;

• aumento della mineralizzazione ossea, fondamentale per combattere i danni derivanti dall’osteoporosi

• maggior controllo del peso corporeo.

Trovo invece personalmente più interessante sottolineare l’aspetto psicologico e culturale dell’allenamento.

Intanto non sarà quasi mai disponibile a tutti, e questo è un problema sociale di vecchia data.

I medici delle vecchie e ahinoi anche delle nuove generazioni, non sono inclini a proporre sedute in palestra, quanto se non più semplicemente ad aderire alle richieste farmacologiche dei loro anziani pazienti.

Le cause sono molteplici, eppure in palestra, in centri specializzati, o meglio ancora, attrezzando con il minimo indispensabile i centri per anziani presenti nella stragrande maggioranza dei comuni italiani si potrebbero fare scoperte molto interessanti.

Intanto un miglioramento dei rapporti interpersonali e una migliore visione e fiducia in sé stessi.

Una maggiore propensione all’indipendenza, nei movimenti e nei gesti quotidiani, una migliorata salute generale, elemento non trascurabile per i costi che questo implica per il SSN, soprattutto in società come quelle contemporanee, che tendono inevitabilmente ad aumentare l’età media dei

cittadini.

Si tratta in effetti di preparare il terreno ad una maggiore cura di corpo e mente, e questo processo deve includere più elementi del welfare statale.

Dai già citati medici di base, agli enti comunali che ancora vedono le persone più anziane esclusivamente come…vecchi da dover sopportare, anziché supportarli nel percorso del loro miglioramento personale.

A CHI È RIVOLTO QUESTO ARTICOLO

Questa breve esposizione, ovviamente potrebbe avere molti interlocutori, ma l’incipit non deve trarre in inganno.

Se da un lato un approccio soft, compiuto da persone competenti e consapevoli del target, “non-giovane”, meglio, diversamente giovane, con il quale si troverebbero a lavorare, potrebbe migliorare la vita quotidiana di molti, senza generare -quasi mai- danni, c’è anche chi quei pesi ha cominciato a sollevarli in giovane età, e continua a farlo nonostante gli anni addosso. Oppure, c’è chi pur avendo cominciato non da giovane, gradisce mettersi in competizione, non tanto per conquistare una medaglia, quanto e soprattutto per valutare i miglioramenti sul proprio percorso di vita.

Per quanto riguarda me, ho 57 anni e mi avvio inesorabilmente verso quell’età durante la quale “si stava meglio quando si stava peggio”.

Ho cominciato ad allenarmi, con l’intento di aumentare le mie misure muscolari, alla fine degli anni settanta. Vivere in un paese di provincia, che non fa nemmeno comune, può essere veramente un limite.

Nel mio caso lo era.

La prima palestra sarebbe arrivata solo nel 1983. Ma avevo la fortuna di possedere libri, e qualche enciclopedia.

In realtà ho ben chiaro il motivo scatenante, che ho riconosciuto ex-post, e che quindi andrebbe valutato per quello che è, e credo sia opportuno condividerlo, per chiarezza e per onestà intellettuale. Ero molto minuto, all’epoca.

La mia forza era la voglia smisurata di sapere, di leggere, di approfondire le cose. E ci riuscivo piuttosto bene, direi. Sul versante “fisico” ero minuto, dicevo, nervoso e scattante. Pelle e ossa, ma la caparbietà che mettevo nello studio e sui libri era la stessa anche in ogni approccio della mia esistenza.

Una sera, avrò avuto forse quattordici anni, mio padre mi chiese di aiutarlo e di issarmi in soffitta.

A quei tempi le stanze erano piuttosto altine, oltre tre metri, e la nostra scala non arrivava così in alto. Era pertanto necessario issarsi con le braccia, come un pull up che si trasformava in un ibrido muscle up.

Insomma, un’impresa. Beh, comunque, dopo vari tentativi infruttuosi, mio padre, con la sobrietà che lo distingueva e invitandomi a fare meno autoerotismo mi spostò, tirandosi su con un certo sforzo, ma in modo efficace.

Ora, lui pesava più di novanta chili, io sì e no 50. La situazione deponeva ovviamente a mio sfavore. Decisi allora che non mi sarei mai più fatto trattare a quel modo.

La prossima volta, “la prossima volta” mi dissi, “vedrai come mi tiro su, e non avrai niente da dire“.

Non ci fu una seconda opportunità, o meglio, si dovette aspettare parecchio, almeno tre o quattro anni, e a quel punto il cambiamento che era avvenuto in me e sul mio fisico, aveva già determinato il successo dell’operazione.

Era intervenuto un libro, per cambiare le carte in tavola.

Un volume dell’enciclopedia Conoscere, che molti, ovviamente, conosceranno… Grazie ad un articolo del sesto su ventiquattro imparai il nome di quasi tutti i muscoli del corpo umano.

Quelli che son belli da far crescere, intendo. E così,

per qualche mese, soprattutto la sera, prima di andare a letto, mi sfondavo di esercizi a corpo libero.

Finché non appresi, empiricamente, (e come sennò?) che alla lunga quel modo di fare non mi aiutava. Ero bravo sì, a fare i piegamenti (lo squat) con le gambe, oppure a terra (le”flessioni”), ma insomma, non crescevo più.

Dovevo fare una quantità di lavoro assurdo e i risultati non arrivavano.

Così, complice qualche immagine arrivata chissà da dove, appresi dell’esistenza del bilanciere.

Recuperai un tubo di ferro, oggi sarebbe stato perfetto per una axle bar, e tagliai in due il fustino di cartone del sapone in polvere per la lavatrice. Lo riempii di gesso e acqua, e una volta semi-solido ci misi il tubo. Una volta indurito tolsi il cartone et voilà… .

Il principio del sovraccarico progressivo applicato senza conoscerlo. Poi arrivò la palestra, il calcio, il bodybuilding, sempre purtroppo permeato da una dose di broscience che scansati.

AFFIDARSI SEMPRE A PERSONE COMPETENTI

Ecco, se ho un rammarico, è quello di non aver incontrato prima le persone preparate che oggi, se uno cerca bene, si trovano in giro.

Allenatori esperti, gente preparata, magari come quella che condivide lo sviluppo di Lift&Fight.

Quello che conta è allenarsi, riprendere pieno possesso delle proprie capacità psico-motorie, riacquistare fiducia in sé stessi.

Perché allenarsi con i pesi può aiutarci a superare anche i momenti di depressione che normalmente ci accompagnano quando l’età si fa più matura. Ovviamente questo vale anche, se non soprattutto per le donne.

La paura che di solito provano nell’approccio ai pesi, e alla palestra in genere, dovrebbe essere smitizzata e resa digeribile, proprio dall’intervento di quei medici a cui mi riferivo poco sopra. Non è mai troppo tardi, e non c’è bisogno di esagerare!

Comunque, non voglio dire, e non lo penso, che bisognerebbe diventare tutti powerlifters. Se si ha la possibilità meglio la pressa dello squat.

Intanto avvicinarsi al movimento solo a corpo libero, rinforzare i muscoli delle cosce, la consapevolezza delle proprie capacità, e poi dedicarsi all’esercizio dello squat, se interessa.

Per la parte superiore niente, a mio parere, è più propedeutico di tutti gli esercizi rispetto ai piegamenti a terra, quelle che comunemente – e sbagliando, sia chiaro,- chiamiamo flessioni.

Un esercizio di rematore, un po’ di flessioni con i manubri, tutte cose che -tranne la pressa, ovviamente, si potrebbero fare anche a casa, e con pochissima spesa, e il sentiero verso una nuova consapevolezza del se è tracciato.

Per chi invece ha già intenzioni bellicose, e vorrebbe intraprendere un percorso più specifico, o per chi ancora ha ben chiaro un intento agonistico, beh, intanto complimenti, poi vi invito a contattare il gruppo.

Buon allenamento.

P.S.

Basta impostare le parole “effetti allenamento sulla vecchiaia” su Google e si viene sommersi da una miriade di articoli, scientifici e meno, in grado di informare al riguardo.

Per chi volesse approfondire, di seguito una bibliografia, ovviamente non esaustiva, sull’argomento:

Del Campo Cervantes, J.M., Macias Cervantes, M.H., Torres, M.R., 2019, “Effect of a Resistance

Training Program on Sarcopenia and Functionality of the Older Adults Living in a Nursing

Home”. The Journal of Nutrition, Health and Aging, 23, 829–836

Kannus P., Paavola M., Józsa L., 2005, “Aging and Degeneration of Tendons”, In: Maffulli N.,

Renström P., Leadbetter W.B. (eds) Tendon Injuries. Springer, pp. 25-31 London.

Mayer, F., et alii, 2011, “Intensity and Effects of Strength Training in the Elderly”, Deutsches Ärzteblatt International, May; 108(21), 359–364. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC3117172/#

Reeves, N.D., Narici M.V., Maganaris, C.N., 2003, “Strength TrainingAalters the Viscoelastic

Properties of Tendons in Elderly Humans”, Muscle & Nerve july 2003 pp.74-81

Svensson, R.B, et alii, 2016, “Effect of aging and exercise on the tendon”, Journal of Applied

Physiology, 121: 1353–1362,

Zhang J, Wang JH-C, 2015, “Moderate Exercise Mitigates the Detrimental Effects of Aging on

Tendon Stem Cells, . PLoS ONE, 10(6), on line: https://doi.org/10.1371/journal.pone.0130454

Luca Mancini

About Luca Mancini

Giovanni Luca Mancini, 1963. Antropologo non solo dei pesi. Ex bodybuilder, dopo una pausa di quindici anni ritorna in palestra e si avvicina al powerlifting nel 2015. Campione Italiano master 2 raw nel 2017, e vice campione nel 2018 categoria -93kg.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *