La Memoria Muscolare: evidenze scientifiche- Lift ‘N’ Fight

 

Articolo tratto dalla tesi di laurea “La memoria muscolare, evidenze scientifiche ed applicazioni pratiche per l’attività fisica” di Massimiliano Pari, Facoltà di Scienze Motorie, Università degli studi di Milano 22/10/2018

 

Allenarsi con sovraccarichi (in modo opportuno) non è mai tempo perso.

E’ da anni che vi allenate con costanza, razionalità, impegno e tutto ad un tratto siete costretti ad interrompere il programma di allenamento per un periodo medio/lungo a causa dei più svariati motivi, che siano di natura personale, lavorativi, o addirittura un infortunio.

E’ stato tutto un lavoro inutile quello fatto in precedenza? Quando tornerò a seguire la programmazione ci vorranno di nuovo tutto il tempo e tutti gli sforzi fatti in precedenza per tornare al livello raggiunto prima dello stop?

LA RISPOSTA A QUESTE DOMANDE E’ NO, quindi eliminate quell’idea che vi stava balenando in mente di dedicarvi al punto croce.

 

LA MEMORIA MUSCOLARE

A livello scientifico, con il termine memoria muscolare, si intende la capacità del muscolo scheletrico di rispondere in modo adattivo o disadattivo a sollecitazioni esterne, le quali possono essere un allenamento svolto in cronico o in acuto, un danno muscolare, l’insorgere di una malattia o alterazioni del regime alimentare quotidiano.

Applicando questo concetto al nostro magico mondo di ghisa, urli, sudore ed unicorni, possiamo dire che un soggetto con una precedente esperienza di allenamento con sovraccarichi, riuscirà a tornare ad una condizione prestativa elevata (quindi ad un livello massimo di forza e massa muscolare) in minor tempo, se paragonato a quanto tempo impiegherebbe un soggetto neofita.

Per anni, la causa di questo fenomeno, è stata attribuita esclusivamente al Sistema Nervoso Centrale 2.

Tuttavia recenti evidenze scientifiche, hanno dimostrato che è il muscolo stesso a possedere una “memoria” intrinseca al suo interno. Per distinguerla dalla precedente è stata definita con il termine memoria muscolare biologica.

Numerose evidenze scientifiche hanno identificato come “substrato biologico” di questa memoria muscolare, i mionuclei presenti all’interno della fibra.

Per addentrarci nella descrizione e trarre delle conclusioni su questo argomento è doveroso fare delle premesse, non odiatemi, giuro di essere il più sintetico possibile descrivendo solo gli aspetti necessari per la comprensione di questo fenomeno.

 

BREVI CENNI DI ANATOMIA E BIOCHIMICA MUSCOLARE

I fasci di muscolo scheletrico, sono composti dalle fibre muscolari, cellule appartenenti al tessuto muscolare scheletrico. Esse hanno una caratteristica forma cilindrica e ciascuna fibra è circondata da una membrana cellulare nota con il nome di sarcolemma.

Le fibre muscolari sono cellule multinucleate, quindi ciascuna conterrà molteplici nuclei al suo interno (chiamati mionuclei).

Questi nuclei non sono in grado di contribuire al processo rigenerativo del muscolo scheletrico, processo verso il quale si va spesso incontro sia a causa di uno stimolo indotto da allenamento, sia a causa di un trauma.

Per questo motivo, nell’uomo la rigenerazione, il rimodellamento e la crescita delle miofibre, sono regolate dall’attivazione di particolari cellule staminali adulte presenti nel muscolo scheletrico, le cellule satelliti.

Queste cellule le troviamo localizzate all’interno delle fibre muscolari in corrispondenza del sarcolemma; ciascun individuo (in base alle proprie caratteristiche genetiche, età, ecc) ne possederà un determinato numero.

Ciascuna cellula satellite contiene al suo interno un nucleo (sono cellule mononucleate).

Processo di rigenerazione muscolare LNF

Schema grafico del processo di rigenerazione muscolare.

 

In condizioni di omeostasi muscolare, quindi in assenza di particolari stimoli, queste cellule satelliti si trovano in uno stato inattivo. In seguito ad uno stimolo lesivo che può essere provocato o da un trauma o da uno stimolo allenante (soprattutto indotto da un allenamento con sovraccarichi), si attivano e contribuiscono alla rigenerazione del muscolo, fondendosi con la fibra danneggiata (non tutte seguono questo percorso, alcune non si fondono proprio con la fibra, ma seguono altre vie).

Grazie a questa fusione, il nucleo appartenuto alla cellula satellite, sarà inglobato dalla miofibra, che si troverà ad avere un pool di mionuclei aumentato.

 

EVIDENZE SCIENTIFICHE

Numerose ricerche scientifiche sono state condotte per verificare se i mionuclei acquisiti in seguito ad uno stimolo allenante, tramite sovraccarichi (grazie al processo di fusione delle cellule satelliti descritto in precedenza), siano persi in seguito ad un periodo di inattività, nel quale si verifica una perdita di massa muscolare (atrofia).

Grazie ai risultati ottenuti, possiamo affermare che nonostante la perdita di massa muscolare, il numero di mionuclei rimanga costante.

Questi risultati sono stati confermati da ulteriori studi che hanno usato diversi modelli sperimentali di atrofia.

Nonostante queste osservazioni, i dati in letteratura, risultano essere contrastanti. Infatti altri studi hanno riscontrato una perdita di mionuclei durante atrofia muscolare, tuttavia essi non hanno utilizzato precisi criteri di identificazione dei nuclei analizzati, quindi quelli che sono stati rimossi potrebbero non essere mionuclei, ma altri nuclei, per esempio appartenenti al tessuto connettivo.

Queste critiche sono state confermate da successive osservazioni che hanno usato dei precisi criteri di identificazione dei mionuclei.

Quindi in conclusione possiamo affermare che durante un periodo di inattività, nonostante si verifichi una perdita di massa muscolare, i mionuclei presenti all’interno della fibra non sono persi.

mionuclei ed ipertrofia LNF

I mionuclei acquisiti in seguito ad un primo periodo di allenamento non sono rimossi dopo un periodo forzato di inattività con conseguente atrofia. Nella successiva ripresa dell’allenamento muscolare i mionuclei assumono una funzione di substrato biologico facilitando il recupero muscolare.

 

APPLICAZIONI PRATICHE

Grazie a queste evidenze scientifiche, possiamo trarre numerose conclusioni che possono essere applicate in diversi aspetti pratici dell’uomo.

In primis, se un individuo che si è allenato con costanza per un periodo di tempo relativamente lungo, è costretto ad un periodo di inattività, la ripresa dell’allenamento sarà abbastanza rapida e potrà tornare ai livelli prestativi precedenti, in un lasso di tempo relativamente breve se paragonato all’inizio della sua carriera.

Questo fenomeno è dato dal fatto che l’elevato numero di mionuclei, presenti all’interno del muscolo scheletrico (dovuti alla precedente esperienza di allenamento) è rimasto costante, ed una volta che ci si sottopone di nuovo allo stimolo allenante, essi acquisiscono l’aspetto di una sorta di “memoria” grazie alle loro caratteristiche epigenetiche (corredo del DNA presente al loro interno) che faciliteranno il guadagno in termini di massa e forza muscolare.

memoria muscolare LNF

Immagine tratta dall’articolo del Dr. Jimmy Bagley sulla questione memoria muscolare.

 

Un altro aspetto pratico importante, è la considerazione dell’allenamento con sovraccarichi, svolto fin dalla giovane età, come una forma di prevenzione per contrastare e ritardare l’invecchiamento muscolare con le conseguenti patologie legate ad esso.

Se un soggetto tramite allenamento aumentasse il numero di mionuclei fin dalla giovane età, in età avanzata avrà un importante quantitativo di mionuclei che potrà sfruttare per contrastare appunto l’invecchiamento e la fragilità muscolare tramite un opportuno programma di allenamento.

Infine, questo fenomeno può anche essere associato alla questione doping.

Studi in merito sono stati condotti su cavie a cui sono state somministrate sostanze androgene anaboliche, e si è osservato che in seguito alla somministrazione si è verificato un aumento sia del numero di mionuclei sia della massa muscolare.

In seguito ad un periodo di 3 mesi, in cui sono state sospese le somministrazioni, la massa muscolare è tornata ai livelli pre-trattamento, tuttavia il numero di mionuclei è rimasto costante.

In seguito le cavie sono state sottoposte a sovraccarico, e si è osservato che in confronto a soggetti a cui non era stato somministrato nulla, quelli trattati in precedenza avevano guadagnato un 30% in più di massa muscolare nell’arco di 6 giorni.

 

Piccola riflessione sul natural bodybuilding

Queste osservazioni possono essere traslate a quasi tutte le realtà sportive, tuttavia vorrei soffermarmi sulla questione natural bodybuilding.

Sapendo che le varie sostanze possono avere tempi di latenza all’interno dell’organismo differenti, e che quindi gli esami antidoping possono dare esiti negativi, per determinate sostanze se dalla loro somministrazione è passato un periodo di tempo definito, l’individuo che in precedenza abbia fatto uso (nonostante sia passato un lungo lasso di tempo), potrebbe avere lo stesso un “vantaggio” rispetto ad atleti life-time drugfree.

Per questo motivo giudico una scelta di grande spirito etico che alcuni preparatori che si dedichino solo alle competizioni di natural-bodybuilding, non accettino atleti ex user, perché nonostante potrebbero vantare magiche trasformazioni e risultati da “natural” rimangono fortemente coerenti alla loro scelta.

Questa scelta personalmente la reputo una forte dimostrazione di integrità morale.

Ad oggi non è possibile dare un valore preciso della vita media dei mionuclei, e quindi definire una durata del fenomeno della memoria muscolare a causa dell’elevato turnover presente all’interno del muscolo scheletrico.

Tuttavia, stime fatte, suggeriscono che questo fenomeno potrebbe persistere dai 15 anni ad una vita intera dell’individuo.

Il tema della memoria muscolare, rimane un ambito di studi con molte criticità che sicuramente necessitano di ulteriori approfondimenti, soprattutto per quanto riguarda le sperimentazioni sull’uomo. Tuttavia le sue potenzialità legate a molti ambiti della vita quotidiana e sportiva dell’uomo, risultano essere evidenti.

 

BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE

1 – Bruusgaard, J. C., Johansen, I. B., Egner, I. M., Rana, Z. A. & Gundersen, K. Myonuclei acquired by overload exercise precede hypertrophy and are not lost on detraining. Proc. Natl. Acad. Sci. 107, 15111–15116 (2010).
2 – Gundersen, K. Muscle memory and a new cellular model for muscle atrophy and hypertrophy. J. Exp. Biol. 219, 235–242 (2016).
3 – Bruusgaard, J. C. & Gundersen, K. In vivo time-lapse microscopy reveals no loss of murine myonuclei during weeks of muscle atrophy. J. Clin. Invest. 118, 1450–1457 (2008).
4 – Brooks, N. E. & Myburgh, K. H. Skeletal muscle wasting with disuse atrophy is multi-dimensional: The response and interaction of myonuclei, satellite cells and signaling pathways. Front. Physiol. 5 MAR, 1–14 (2014).
5 – Egner, I. M., Bruusgaard, J. C., Eftestøl, E. & Gundersen, K. A cellular memory mechanism aids overload hypertrophy in muscle long after an episodic exposure to anabolic steroids. J. Physiol. 591, 6221–6230 (2013).
Massimiliano Pari

Massimiliano Pari, classe 96′ nato a Milano.
Laureando in scienze motorie presso l’Università degli studi di Milano e Tecnico FIPE 1° livello.
Il primo approccio al mondo sportivo fu all’età di 6 anni, tramite la pallacanestro, all’età di 18 anni grazie ad essa, scoprì il mondo dei pesi, di cui rimase affascinato da tutti gli aspetti che si celavano dietro ad esso, così decise di intraprendere un percorso di studi per cercare di comprenderli al meglio.
Appassionato e forte sostenitore del culturismo che si pratica prima di tutto con la testa.

Lascia un Commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *