Oggi mi piacerebbe dare qualche spunto di riflessione, parlando della mia esperienza personale, su un argomento che mi ha sempre affascinato e ho sempre cercato di dominare personalmente. Approfondendolo con diverse e piacevoli letture soprattutto nell’ultimo periodo. L’argomento che tratterò è “La gestione degli stati interni” e il consequenziale miglioramento della prestazione sportiva.

Se ti interessa questa tipologia di argomenti, leggi anche questo articolo di Giuseppe Manca:

Mental Training. Come affrontare una gara di Powerlifting


“NERDING” E PRESTAZIONE SPORTIVA


Pur avendo un’anzianità agonistica di soli due anni nel Powerlifting, il mio
passato da PC-Gamer accanito, con oltre 4000 ore di gioco competitivo su Counter-Strike Source (con diversi eventi LAN alle spalle), mi ha spesso portato a domandarmi durante la preparazione e dopo i vari match Online e Offline, quale fosse e quanto fosse determinante il ruolo della mente nella preparazione e nella gestione di una competizione sportiva.

Sin dai miei primi passi nel mondo del Powerlifting, ho cercato di portare alcuni “schemi” e idee che avevo maturato tramite il gioco online.

La prima e più marcata differenza che ho potuto notare tra le due realtà, è che il collettivo riveste un ruolo primario.

Caratteristica nei giochi competitivi online a squadre come Counter-Strike, dove l’apporto del singolo giocatore risulta meno determinante nel risultato finale, rispetto a sport prettamente individuali.

Diversamente, il ruolo della squadra nell’ambito del Powerlifting è meramente di “supporto” visto che la gestione della gara rimane demandata al singolo atleta e per quanto concerne la gestione delle chiamate, al suo allenatore.

Cito massima che si sente spesso nel nostro ambiente:

“In pedana si sale sempre da soli”.

Addentrandoci sul discorso del miglioramento personale e della performance, una delle cose a cui ho dato sempre un’importanza cruciale nella preparazione del match sul Computer, erano le simulazioni nel server di varie “tattiche” e posizioni che avrei utilizzato durante la partita.

Era fondamentale ricreare sia situazioni come singolo giocatore e sia con i miei compagni di squadra, in modo da ritrovare fasi centrali del match.

Il fine era di automatizzare il gesto tecnico o un determinato movimento per renderlo più naturale e fluido possibile, bypassando la fase del “pensiero conscio” e creando una vera e propria esecuzione automatizzata.

Questo risulta fondamentale quando si intende arrivare ad alti livelli e i secondi risultano determinanti tra la vittoria di un round e la sconfitta.

Ricordo ancora le ore passate a fare Aim-Map, cioè mappe di gioco speciali che consentono esercizi specifici sul miglioramento dei riflessi. Avevo bisogno di migliorare la coordinazione occhio-mano, in modo da meccanizzare il gesto. Se ci si riflette attentamente, non differisce affatto dal fare tecnica sulle tre alzate del Powerlifting con diversi carichi, in modo da migliorare la gestione dell’alzata e prepararsi alla successiva competizione.

Ovviamente nel Powerlifting non è possibile un approccio identico al Gaming Online. Sarebbe quantomeno folle accomunarli totalmente vista la differenza strutturale intrinseca, però la gestione dell’allenamento, la preparazione dei match e la riproposizione degli schemi mentali, sono in larga misura congruenti e possono essere usati con successo in entrambe le realtà.

Un altro aspetto in comune riguarda la visione post match dei propri video replay. Solitamente avveniva durante l’allenamento successivo nell’ambito del gioco online. Questa è stata forse la parte che ho maggiormente curato in maniera ossessiva, poiché risultava fondamentale per l’individuazione di carenze, errori di valutazione e movimenti errati che una volta notati con criticità, dovevano essere successivamente corretti, pena la ripetizione continua in altre occasioni.

Visione dei replay che, se ci pensate bene, è la stessa cosa che avviene quando in palestra ci riprendiamo uno Squat, uno Stacco o una Panca, per individuare le nostre lacune tecniche e provare a correggerle successivamente con allenamenti mirati sui difetti che si presentano. Un’altra cosa che mi ha sempre aiutato prima di competizione importanti è stata la ritualità. E’ importante saper individuare un rituale o un’abitudine che possono essere utilizzati per recuperare la concentrazione, per raggiungere il massimo in un momento specifico o per rilassarsi.

Personalmente, prima di una partita importante, andavo su Youtube e guardavo video delle migliori giocate dei Pro-Player. Sempre circa una mezz’ora prima del match, in modo da caricarmi ed entrare “In the Zone”, come dicono gli Americani, ovvero in quello status psicofisico di totale attivazione e concentrazione che ti porta a elevare le performance al massimo livello possibile.

Diversamente, nel Powerlifting sto sperimentando, prima delle terze prove, la rievocazione di una condizione di “aggressività controllata”.

Cerco di pensare a eventi della vita che mi hanno arrecato particolare disturbo, per poter incanalare questa rabbia e utilizzarla a mio vantaggio. Cerco di attingere a delle risorse che spesso rimangono nascoste all’interno di noi stessi, ma potrebbero risultare utili se si riuscissero a sfruttare nella giusta maniera.

Non penso esistano degli schemi di preparazione migliori o peggiori degli altri, ma è necessario verificare cosa può essere utile per noi e provare anche delle strategie nuove.

Ad esempio lo stesso mio allenatore Giuseppe Manca, utilizza un approccio totalmente diverso dal mio. Quando è in gara e si appresta a entrare in pedana nelle alzate pesanti, cerca uno stato “Zen” e incline alla calma, cercando di trasmettere sicurezza e non irrequietezza.

Queste sono alcune delle particolarità e cose in comune che ho notato in queste due attività che ho avuto la fortuna e il piacere di praticare.

Ora vediamo di entrare nel vivo del discorso e andiamo ad analizzare alcuni concetti chiavi che ritengo estremamente interessanti e da cui si possono estrarre molti spunti di riflessione.

L’INTELLIGENZA AGONISTICA

Faccio una piccola premessa.

E’ essenziale sottolineare, come esistano varie tipologie di intelligenze che si possono rinvenire nella sfera psicologica di noi esseri umani.

Quella che ci interessa in questo contesto, è la cosiddetta “Intelligenza Agonistica”.

Con questo termine si intende la capacità di utilizzare le varie risorse di cui siamo dotati come essere umani senzienti. Possono essere di carattere psichico, fisico e tecnico, in vista del perseguimento di obiettivi che intendiamo raggiungere.

Questa capacità si può riassumere attraverso l’abilità, che ognuno di noi ha, di esercitare un dominio sui fattori che la costituiscono e la regolano tramite la connessione mente, corpo e ambiente che ci circonda.

Ogni volta che viviamo una sfida, la nostra Intelligenza Agonistica entra in gioco. Sintetizzando, si può tranquillamente dire che la vita stessa sia una sfida alla nostra intelligenza.

Accettare le sfide che si presentano durante la vita di tutti giorni, significa crescere, evolversi, conoscere e alcune volte anche uscire vincitori dalla sfida stessa.


IL SELF-TALK

Quando parliamo del Self-Talk, ci riferiamo a una componente estremamente importante nell’ambito della Psicologia dello Sport.

Con Self-Talk, si fa riferimento al cosiddetto dialogo interno che risulta più o meno consapevole a seconda dei soggetti.

Il principio base è che ciò che le persone si dicono o pensano di sé, è in grado di condizionare il proprio comportamento e di conseguenza anche
il rendimento.

Risulta ampiamente dimostrato, tramite numerosi studi nella Psicologia dello Sport, che l’autostima influisce sulla prestazione e sul successo nello sport.

Il dialogo interno può essere usato per favorire processi di crescita e l’interiorizzazione dei valori, che indirettamente agiscono in maniera positiva sugli stati interni motivazionali.

Il dialogo interno funziona, perché risulta correlato ai processi attentivi.

Se si monitorano e si dirigono i pensieri, verso stimoli funzionali, si orienta anche il focus dell’attenzione, facilitando la concentrazione sulle parti più rilevanti dell’allenamento e/o della gara.

Per migliorare le proprie performance bisogna focalizzare la propria attenzione su pensieri positivi e su obiettivi da raggiungere tramite affermazioni, incoraggiamenti, brevi istruzioni, parole chiave e frasi stimolanti.

Frasi funzionali come:

“sicuramente ce la farò”

“devo rimanere concentrato e respirare profondamente”

“in allenamento sono andato molto bene”

aumentano la probabilità di riuscita.

Bisogna sostituire così i pensieri negativi che risultano disfunzionali, come ad esempio:

“Non ce la farò mai, è tutto inutile”

“Mi sono allenato poco e quindi andrà male”


Il dialogo interno può essere suddiviso in 4 categorie generali che comprendono:

  • Natura del dialogo che può essere positivo o negativo
  • Struttura del dialogo che può essere articolato in frasi (“anche se hai fatto un’alzata nulla, fai del tuo meglio”); suggerimenti (“dai tutto, questa è l’ultima alzata”) o parole chiave (“concentrati”)
  • Persona: gli atleti possono parlare in prima o seconda persona
  • Istruzioni che possono essere utilizzate in maniera specifica (“Guarda in alto mentre fai squat”) o generale (“stai solido”)

IL GOAL SETTING

Quando parliamo del raggiungimento di un obiettivo, intendiamo la ricerca consapevole, o meno, da parte di un individuo, di una soddisfazione nel raggiungimento di un determinato risultato.

Gli obiettivi sono caratterizzati da una direzione (la scelta di come direzionare il proprio comportamento verso una meta precisa) e da un’intensità (la quantità di risorse impiegate nel raggiungimento dell’obbiettivo) e molto spesso esse sono correlate.

Gli obiettivi possono essere di varie tipologie: oggettivi o soggettivi.

Gli obiettivi oggettivi risultano tangibili, invece, quelli soggettivi risultano più generici e appartenenti alla sfera personale.

Esistono anche obiettivi di risultato, obiettivi di prestazione e obiettivi di processo.

Da ciò che abbiamo detto, risulta palese che lo stilare un piano metodologico che consenta di definire gli obiettivi più adatti a uno specifico individuo/atleta, sia fondamentale per impostare un allenamento ottimale e per migliorare la propria prestazione.

Nella definizione degli obiettivi, l’atleta, di concerto con il proprio Coach, dovrebbe essere partecipe nella scelta dei risultati da raggiungere. A questo proposito uno dei modelli più utilizzati è il cosiddetto modello S.M.A.R.T.

Secondo questo modello gli obiettivi da perseguire devono essere:

  • Specifici: la specificità è utile per dare obiettivi più legati alla nostra situazione particolare. Ad esempio: “migliorare di un totale di 20kg al termine della programmazione”.
  • Misurabili: gli obiettivi devono essere misurabili con variabili concrete (nel nostro sport parliamo di kg sul bilanciere da raggiungere).
  • Accessibili: gli obiettivi devono essere alla portata dell’atleta, che comunque deve impegnarsi per raggiungerli. Il proporre obiettivi irrealizzabili genera frustrazione nell’atleta.
  • Rilevanti: gli obiettivi devono essere importanti e considerevoli per l’atleta.
  • Legati al tempo: gli obiettivi devono essere caratterizzati da una tempistica in cui dovrebbero essere raggiunti.


Parlando di obiettivi a tempo, possiamo dividerli in:

  • Obiettivi di breve periodo (Si può far riferimento a un termine temporale di 1 mese)
  • Obiettivi di medio periodo (Si può far riferimento a un termine temporale di 6 mesi)
  • Obiettivi di lungo periodo (Si può far riferimento a un termine temporale di 1 anno e oltre)

Addirittura determinate “scuole” di Powerlifting, come ad esempio quella norvegese di Dietmar Wolf, propongono obiettivi di crescita dei suoi atleti, basate su programmazioni quinquennali con micro e macro obiettivi.

Questo per indicare quanto gli approcci possano differire a seconda delle
idee dell’allenatore.

La definizione di un percorso, tramite l’utilizzo di questa metodologia, può risultare estremamente utile per verificare i miglioramenti o eventuali ritardi sulla tabella di marcia, tramite valutazioni intermedie in modo da poter saggiare la bontà del percorso che stiamo compiendo.

NOTE PERSONALI

L’utilizzo del Self-Talk e di un Goal Setting di livello, può sicuramente migliorare la gestione della preparazione di un atleta e il suo approccio alle varie competizioni.

Bisogna sempre tener presente, come questi strumenti, presi singolarmente, non siano assolutamente sufficienti per far compiere il “salto di qualità” prestativo e di gestione della gara che molti atleti si aspettano avvenga quasi per magia.

Ciò che ho potuto imparare con la mia poca esperienza nella realtà del Powerlifting, è che soltanto tramite il duro lavoro, il sacrificio continuo e la costante e totale abnegazione negli allenamenti ,si può aumentare la propria performance e “sbloccare” una parte del nostro potenziale.

Le qualità mentali, come quelle fisiche, sono delle vere e proprie “Skill” e quindi vanno “allenate”, per poter accedere a dei livelli prestativi che con la sola forza fisica non sarebbero assolutamente raggiungibili.

Anche la ritualità dei gesti pre-gara e la ripetizione di una determinata “routine”, possono essere estremamente utili per dare una sensazione di familiarità con ciò che andremo a fare successivamente e non aumentare ulteriormente l’ansia da prestazione pre-gara.

Spero di avervi dato qualche spunto interessante per approfondire l’argomento e aver suscitato in voi la curiosità di queste tematiche che ritengo oltremodo interessanti.


Bibliografia

L’intelligenza Agonistica (Giuseppe Vercelli)

Manuale di Psicologia dello Sport (Laura Mandolesi)

PNL per lo sport (Ted Garratt)

Antonio Piredda

About Antonio Piredda

Antonio Piredda nasce a Sassari il 21 05 1988. Laureato in Giurisprudenza, ex Elite Player di Counter-Strike per PC e innamorato in maniera maniacale di Powerlifting. Inizia a praticare Sport sin da molto giovane prima con il Ju-Jitsu già a 9 anni e successivamente passa al basket che pratica dai 13 ai 18 anni quasi ininterrottamente. Entra in sala pesi a 25 anni e nell'estate del 2017 scatta la scintilla con il Powerlifting. Questa passione sfrenata lo porta a esordire in pedana a Novembre dello stesso anno in WDFPF; gareggia nel suolo sardo sia con la WPA e la stessa WDFPF. Istruttore AIF di primo livello, esordisce in Fipl a Giugno 2019 nella - 83kg; attualmente si allena e sta creando un piccolo polo di Powerlifting Raw nella palestra Sk-1 a Olbia sotto la bandiera del Powerlifting Team Sardegna.

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