Sulla mobilità avanzata scrissi già un articolo qui su LNF, però in quell’articolo parlavo di come mettere le basi.

Se te lo fossi perso, ti consiglio di leggerlo: “Le basi della mobilità avanzata”

Oggi entreremo nello specifico, cercando di fare una sorta di power up.

Nella mobilità avanzata, lo scopo primario è rendere tutti i tessuti capaci e pronti di assecondare il movimento, in maniera fluida e scorrevole.

I tessuti in questione, sono tutti quelli che si collegano alla struttura muscolare: la pelle, i tendini, e ovviamente la fascia.

Sulla mio-fascia ultimamente sono state scritte moltissime cose.

Adesso va di moda perché gli studi sul tessuto connettivo sono sempre più frequenti e finalmente si denota grande interesse su quest’ argomento.

Non è l’unico tessuto su cui focalizzarsi, ma sicuramente è fra i più importanti.

MOBILITA’ AVANZATA. INTRODUZIONE ALLA FASCIA

Tanti esperti, decisamente più specializzati di me, hanno condiviso la maggior parte d’informazioni attualmente conosciute a riguardo.

Mi limiterò a fare un riassunto focalizzato all’attività sportiva e sulla mia esperienza, cercando di spiegare come questo sistema vivo e attivo contribuisce alla postura, al movimento e alla flessibilità del nostro corpo.

A livello biologico, il tessuto connettivo si presenta come un insieme di proteine e vari tipi di molecole, che a seconda della localizzazione e della funzione, hanno una composizione diversa di questi elementi.

La principale è il collagene, proteina presente in abbondanza in tutto il corpo. A seconda della tipologia avremo delle caratteristiche diverse di densità ed elasticità.

Spesso, dopo la rottura in seguito a un infortunio, le fibre rotte di tipo I diventano di tipo III, facendo perdere mobilità alla struttura e dando morfologicamente più stabilità locale.

Tra le altre proteine fondamentali, c’è anche l’elastina. Nelle fibre elastiche ha sede la componente più flessibile.

Dagli ultimi studi sembra essere presente principalmente a livello viscerale.

Questo spiegherebbe, come degli organi sotto stress o delle cicatrici profonde a livello dell’addome, possano incidere così tanto a livello di posizioni statiche e anche dinamiche.

Infine ci sono le fibre reticolari che sono organizzate in piccoli reticoli più rigidi e contribuiscono al sostegno strutturale.

Tutti questi componenti connettono le varie cellule del corpo, riempendo gli spazi al di fuori della cellula (Matrice Extracellulare) e fornendo una continua comunicazione meccanica, modulandosi attivamente a seconda degli stimoli interni ed esterni.

In quest’ottica, si capisce immediatamente quanto sia fondamentale tenere in considerazione questa immensa rete onnipresente di tessuto reattivo che si espande in tutto il corpo, quando si cerca di modulare delle caratteristiche come la flessibilità e la mobilità.

FASCIA MUSCOLARE E ALLUNGAMENTO NELLA MOBILITA’ AVANZATA

Il tessuto connettivo è presente come “rivestimento” su ogni tessuto, compreso quello muscolare.

Intorno a ogni singola fibra è presente, si deforma e si modella permettendo al muscolo di allungarsi e sfruttare la sua elasticità.

Questa porzione di mio-fascia è quella che determina come sarà impostata l’intera struttura rispetto all’articolazione e quindi partecipa alla postura globale del soggetto.

È il sostegno che collega il muscolo agli altri tessuti, che amalgama l’intero sistema sia a livello biologico che strutturale.

E’ fondamentale riuscire a incidere sulla sua plasticità per permettere al muscolo a non avere aderenze o attriti sconvenienti durante il suo ottimale ciclo di contrazione-rilassamento.

Il muscolo dovrà essere in grado di contrarsi concentricamente senza sprechi di energia, allungarsi senza limitazioni strutturali e rimanere a riposo in una situazione di decompressione che permetta i corretti scambi di fluidi e nutrienti.

Mobilità avanzata LNF

Uno dei migliori modi per influenzare un tessuto che comunica con stimoli meccanici, sembra sia fornirgli appunto uno stimolo fisico. La pressione, la frizione, tutto ciò che aiuti il movimento dei tessuti.

Sembrerebbe che l’aumento della temperatura locale porti a una momentanea de-cristallinizzazione dell’acido iauluronico che riduce la densità locale della fascia.

Se non si ha a disposizione sempre un terapista, l’auto-massaggio con degli attrezzi è una metodologia efficace per condizionare la forma del nostro contenitore muscolare.

Purtroppo l’auto-massaggio senza attrezzi, può non essere efficace per colpa del feed-forward che anticipa sensorialmente la pressione senza permetterne i benefici.

Alcune altre filosofie, sostengono come la respirazione o la temperatura possano incidere sui suoi cambiamenti strutturali.

Andremo adesso a vedere nel dettaglio come viene consigliato l’approccio fisico alla miofascia.

AUTO-MASSAGGIO MIOFASCIALE

Il massaggio mio-fasciale va a indicare quelle posture che, con l’aiuto di specifiche attrezzature, aiutano a favorire delle pressioni statiche (o con piccoli movimenti) su punti specifici che sono particolarmente rigidi.

In questo modo si andranno ad allentare le tensioni che possono provocare delle restrizioni agli esercizi che dobbiamo eseguire.

Esistono esercizi di massaggio specifici per ogni distretto corporeo, ognuno eseguibile preferibilmente con degli specifici attrezzi.

Gli attrezzi che si preferiscono sono il rullo, ovviamente utile per i grandi muscoli delle gambe o il dorso, le palle da baseball o golf per i punti più specifici come romboidi e polpacci, e la twinball: due palline unite per massaggiare bene i paravertebrali senza comprimere i processi spinosi della colonna.

Mobilità avanzata LNF

Nell’articolo warm up per lo squat e negli altri articoli sulla mobilità ho già descritto parte di queste tecniche, invito a visionare i video riassuntivi per le specifiche tecniche sui vari distretti.

CONCLUSIONI

La fascia, come gli altri tessuti, devono essere liberi di scorrere tra loro per poter esprimere un movimento fluido, completo ed efficiente.

La mio-fascia è plastica, si riesce quindi a rendere malleabile con delle tecniche di pressione meccanica nei punti più rigidi.

E’ estremamente utile farlo prima di iniziare stretching attivo o passivo, per eliminare i “nodi” che impediscono la massima mobilità che può esprimere quel distretto muscolo-articolare.

E’ consigliato, quindi, farsi manipolare o auto-massaggiarsi con delle tecniche e attrezzature specifiche.

Sciogliere le rigidità come primo obiettivo e successivamente concentrarsi sull’allungamento con mobilizzazioni dinamiche.

Sono però usciti dei recenti articoli che non correlerebbero l’aumento della prestazione con il massaggio miofasciale nel warm up.

Si ritiene anche che, la pressione inibisca a livello centrale il sistema nervoso.

Alcuni allenatori lo fanno utilizzare solo lontano dalle gare o dagli allenamenti, altri invece lo propongono nel post-workout o nelle sedute di mobilità specifiche.

Suppongo che chi abbia limitazioni funzionali importanti, possa utilizzarlo senza troppi problemi.

Negli atleti prestativi che hanno già acquisito una mobilità sufficiente, si potrebbero invece attuare altre strategie, se non hanno blocchi locali evidenti.

Nel prossimo articolo andiamo a vedere il secondo fondamentale step per aumentare la flessibilità: la decompressione e centramento articolare.

Yari Decima

About Yari Decima

In arte Yarilift, cresce e si tempra tra le montagne delle Dolomiti. Appassionato e cultore di ogni sport, dopo aver militato nelle giovanili calcistiche di una serie D si laurea nella specialistica di Scienze Motorie: curriculum Rieducazione Funzionale. Frequenta numerosi corsi di formazione innamorandosi del mondo della forza, passando dal powerlifting alla preparazione atletica aspecifica. Tecnico FIPE II livello, specialista in esercizio correttivo, è suo il blog allenalatuaforza.wordpress.com

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