Pectoral Machine: che cagata pazzesca!

Premessa: sarò di parte.

A me la Pectoral Machine non è mai piaciuta.

Dopo l’esordio col botto, vediamo prima di tutto di fare chiarezza, su quale macchinario viene inteso con il nome Pectoral machine.

La Pectoral Machine, è quell’attrezzo dedicato esclusivamente all’allenamento del petto, in cui da seduti gli arti vengono vincolati in posizione extrauotata.

Il compito di questa macchina, dovrebbe essere quello di replicare il movimento delle croci.

Sotto questo nome, però ricadono spesso anche altri tipi di macchine, come la Pec Dek, la Chest Fly Machine o anche la Chest Press.

Senza entrare troppo nel contesto terminologico, per Pectoral Machine, solitamente si intende quella che vediamo nella figura A, per Pek Dek il macchinario multifunzione in figura B, per Chest Fly la C e infine con la figura D una delle tante varianti della Chest Press.

Chiarito a quale macchinario ci riferiamo, vediamo perchè, a mio avviso, lo strumento in questione risulta svantaggioso per l’allenamento del grande pettorale e rischioso per l’articolazione della spalla.

 

 

CENNI DI ANATOMIA

Partiamo da qualche cenno anatomico del grande pettorale, il muscolo bersaglio della Pectoral Machine.

L’anatomia del grande pettorale, prevede che il distretto muscolare, per sua funzione, fletta, estenda, adduca l’omero sul piano orizzontale, anteponga e intraruoti l’omero.

Durante l’utilizzo del macchinario in questione, eseguiremo un movimento di adduzione orizzontale dell’omero.

Come possiamo notare però, la posizione dei bracci del macchinario, obbliga all’extrarotazione dell’omero, ovvero il movimento opposto alla sua funzione che per l’appunto è quella di intraruotare.

La stessa impostazione forzata, e chi l’ha provata lo sa, porta quasi sempre alla perdita dell’adduzione scapolare consentendo così l’anteposizione della spalla.

L’adduzione delle scapole è una posizione fondamentale nell’allenamento del petto, sia per la sua attivazione e sia per quanto riguarda la sicurezza della spalla, in particolar modo per la cuffia dei rotatori.

L’impostazione a braccio extraruotato, inoltre comporta una sollecitazione sotto carico della parte anteriore della capsula articolare e dei muscoli extrarotatori. Senza fare del terrorismo, il tutto non è molto salutare per l’articolazione scapolo-omerale.

A questo si aggiunge un altro fattore, più raro da incontrare, ma non per questo meno importante.

La posizione che si mantiene sulla Pectoral Machine è la stessa che porta alla lussazione della spalla; per questo motivo sconsiglio il suo utilizzo a tutti coloro che sono andati incontro ad una lussazione gleno-omerale. Il gioco non vale la candela.

Come riscontro personale, invece, posso aggiungere che ho notato grosse difficoltà ad imparare le croci con manubri, in quei soggetti che per un dato tempo hanno utilizzato la Pectoral Machine. La tendenza a mantenere il braccio extraruotato anche a carico libero si è dimostrata molto marcata e ardua da correggere.

 

 

CONSIDERAZIONI PERSONALI

In conclusione, come avrete capito, la Pectoral Machine non è un macchinario che si adatta con la mia idea di allenamento. Se volete usarla vi consiglio di farlo appoggiando la parte interna del braccio sui cuscinetti e mantenendo il braccio del tutto esteso, simulando realmente le croci.

Molti le eseguono posizionando, nei cuscinetti, non la parte interna del gomito ma le mani, così da poter spingere. Questa variante non mi fa impazzire, in quanto la posizione obbliga a tenere le braccia a C, non consentendo al gran pettorale di lavorare con la piena adduzione dell’omero.

Se invece l’istruttore, puntandovi una pistola alla testa, vi obbliga ad usarla, ricordatevi che anche a braccio extraruotato dovete spingere con il gomito, non con la mano, perchè è l’omero che “comanda” il movimento del grande pettorale.

Chiudo definitivamente con un’ammissione. Ogni tanto capita di usarla anche a me…per fare stretching.

Infatti, in questa posizione extraruotata vincolante, si può ottenere il massimo allungamento del grande pettorale, dato che il braccio, ruotando esternamente, va contro la direzione dei fasci, consentendo così il massimo stiramento.

Come strategia può essere valida a fine allenamento oppure su tecniche avanzate come l’FST-7 di Hany Rambod.

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