“Pugilato dilettantistico e professionistico sono due sport diversi!”

Quante volte è capitato di sentire questa frase?

Sicuramente il regolamento ci dice tanto in merito.

3 round da 3 minuti per i dilettanti, fino a 12 round (sempre da 3 minuti) per i professionisti.

Ma non è l’unico fattore.

PUGILATO, DIFFERENZE DA CONSIDERARE PER UNA CORRETTA PREPARAZIONE ATLETICA

In questo articolo voglio analizzare le differenze non come tecnico (quale, tra l’altro, non sono), ma come preparatore atletico o, come fa più figo dire, strength and conditioning coach.

Notate bene, Strength & Conditioning, le due componenti della preparazione fisica.

La prima legata a quanta forza bisogna avere in uno sport e di che tipo, mentre la seconda legata all’efficienza dei sistemi energetici.

CONDITIONING

Partirei da quest’ultima componente, il conditioning, quindi lo sviluppo dei sistemi energetici.

Considerando varie fonti, non c’è precisa uniformità di giudizio sul modello prestativo.

Bompa-Buzzichelli ad esempio, in Periodization Training  for Sports propongono questo modello.

Preparazione atletica dilettanti Vs Professionisti LNF

Larsen e Buchheit, invece, in Science and Application of High-Intensity Interval Training: Solutions to the Programming Puzzle, fanno questa classificazione.

Pugilato. Preparazione atletica dilettanti Vs Professionisti LNF

Come potete vedere, nel modello di Bompa, il sistema anaerobico lattacido ha influenza maggiore, mentre nel modello di Larsen e Buchheit, viene data maggior importanza al sistema alattacido.

Questo, può dipendere comunque dal fatto che come vedremo in seguito, c’è molta variabilità a seconda del livello e della tipologia di pugilato. Appunto Dilettanti Vs Pro, che è proprio l’argomento di questo articolo.

C’è anche un altro aspetto da considerare.

Gran parte degli studi fatti in merito, per questioni logistiche (chiaramente è complicato fare pugilato con addosso la mascherina di un metabolimetro!), hanno preso in considerazione parametri indiretti, come ad esempio, la frequenza cardiaca, che ha sì una correlazione con, la VO2, ma non così precisa.

Basti pensare che la correlazione HR-VO2 cambia in base all’esercizio.

In uno studio che valutava il consumo di ossigeno, durante il kettlebell swing, confrontandolo con la corsa sul treadmill, è emerso come, a parità di frequenza cardiaca, il consumo di ossigeno fosse maggiore nella corsa rispetto allo swing.

Questo ci dice che per la valutazione del VO2, la frequenza cardiaca è un parametro che può darci sicuramente delle indicazioni, ma non del tutto precise.

I SISTEMI ENERGETICI

Detto ciò, apro una parentesi, facendo un rapido riassunto sul funzionamento dei vari sistemi energetici, per capire meglio i passaggi successivi.

Abbiamo tre sistemi energetici che producono energia, e si differenziano per potenza e capacità.

La potenza è quanta energia riescono a produrre nell’unità di tempo, quindi quanto velocemente producono ATP.

La capacità è per quanto a lungo possono farlo. Va da sé che le due cose sono inversamente proporzionali, più un sistema è potente, minore sarà il tempo per il quale potremo fare affidamento su di esso.

Andando in ordine decrescente per potenza e crescente per capacità, descriviamoli brevemente:

Il sistema anaerobico alattacido (ATP-CP)

Sfrutta sia l’ATP immagazzinato (in quantità limitata) a livello muscolare, sia la fosfocreatina (CP), che cede un un gruppo fosfato all’ADP (che si è formato dalla scissione dell’ATP che ha liberato energia) per rigenerare, appunto ATP.

Questo sistema è detto anche “immediato”, proprio perché fornisce energia immediatamente, e la sua potenza è molto alta, a fronte però di una capacità molto limitata. Può infatti produrre elevati livelli di energia, al massimo fino a 8-10 secondi prima di esaurirsi.

Questo è il sistema prevalentemente sfruttati in sforzi rapidi ad elevata intenstità.

Sistema anaerobico lattacido

la cui potenza è minore rispetto al sistema precedente, ma è maggiore la sua capacità. Possiamo dire che entrambe le caratteristiche sono intermedie.

Questo sistema è anche detto “glicolitico”, in quanto scinde una molecola di glucosio per produrre ATP.

Quando la scissione del glucosio avviene ad un tasso molto alto, si prosegue per la via anaerobica (cioè in assenza di ossigeno), che porta alla formazione di ATP, ma anche di acido lattico. Il suo accumulo porterà, ad un certo punto, a dover abbassare l’intensità o a dover interrompere l’attività (in realtà ad essere precisi la colpa dell’insorgenza della fatica periferica non è data dall’accumulo di ioni H+, ma non è la sede per approfondire questo discorso).

In sostanza, questo sistema ha una potenza intermedia, minore rispetto al meccanismo alattacido, ma comunque significativa, e una capacità anch’essa intermedia.

La letteratura parla di impegno massivo in sforzi fino a circa 60” (questi numeri sono sempre indicativi e non precisissimi, ma rendono l’idea dell’ordine di grandezza)

Sistema aerobico

La sua potenza è limitata, ma la capacità è potenzialmente illimitata. Può sostenerci per ore, utilizzando come substrato sia il glucosio (per sostenere intensità maggiori), sia gli acidi grassi.

Preparazione atletica dilettanti Vs Professionisti

Ora,il grafico che ci mostra la cinetica dei sistemi energetici nel tempo, associato ai regolamenti dei due tipi di boxe, ci fornisce già l’idea di una sostanziale differenza.

Se abbiamo capito come funzionano i sistemi energetici, sarà chiaro che più un’attività è protratta nel tempo, più prende il sopravvento il sistema aerobico.

Per cui nel pugilato professionistico, in cui il numero di round può essere fino a 12, il sistema aerobico sarà per forza di cose predominante.

Ma attenzione.

Non facciamo l’errore di pensare ad “aerobico” come a un qualcosa di costante e a bassa intensità, come può essere il jogging.

Il pugilato è, invece, uno sport a carattere intermittente ad alta intensità.

Quindi, il pugile deve essere in grado di compiere, nel corso dei round, azioni ad alta o altissima intensità.

MA COME SI CORRELA L’ALTA INTENSITÀ CON IL SISTEMA AEROBICO?

In primis, è importante ancora una volta ribadire il fatto che l’azione di un determinato sistema energetico non è mai esclusiva. Tutti i sistemi visti precedentemente, contribuiscono contemporaneamente e con proporzioni diverse, alla produzione di energia.

Quindi per le azioni ad alta intensità, il sistema aerobico è coadiuvato dagli altri sistemi che consentono un maggior power output.

In ogni caso, pur essendo un sistema con capacità molto ampia, il sistema aerobico consente comunque di esprimere una buona potenza, soprattutto quando il consumo di ossigeno (VO2) è massimo o vicino al massimo (VO2max).

L’azione del sistema aerobico è però assolutamente fondamentale, non solo nel contribuire a produrre energia durante le azioni, ma anche per il ripristino del sistema della fosfocreatina (che come abbiamo visto è il principale motore delle brevi azioni ad alta intensità e ad alto power output, quindi i colpi e le combinazioni di colpi del nostro pugile), durante le brevi pause dall’azione durante il round e nei tempi di recupero tra i round.

Dove sta, in tutto ciò, la differenza tra i dilettanti e i professionisti?

Ancora, nel numero di round e in come ciò influenza l’attivazione dei vari sistemi energetici.

IL PUGILATO NEI DILETTANTI

La ricerca in merito ha evidenziato come al salire del livello dei pugili (quindi dai “novizi” ai classe “elite”), il profilo di attività cambia.

Aumenta il numero di colpi, e di conseguenza aumenta il l’ activity-to-work ratio (il rapporto tra tempo di lavoro, quindi le fase di azione, e quelle di recupero all’interno dei round).

Una review ha registrato una A:R ratio di 18:1 negli elite contro una 9:1 nei novizi (pur anche qui con dati contrastanti, alcuni studi riportano un rapporto decisamente più basso, attorno a 3:1).

Anche il lattato ematico è risultato, in vari studi condotti (per lo più su incontri simulati ai pads o al sacco, per le ovvie difficoltà logistiche nel misurare il lattato durante incontri ufficiali), relativamente alto, con ampia variabilità tra gli studi, ma comunque sempre, dopo i vari round, al di sopra dei valori mediamente considerati di soglia.

Questi dati segnalano, dunque un massiccio impiego anche del sistema anaerobico lattacido, confermando ciò che la teoria ci direbbe. Con una durata degli incontri relativamente breve, l’ A:R ratio può essere alto, per cui l’intensità media è anch’essa alta. Questo fa si che il sistema lattacido intervenga in dosi massicce per mantenerla.

PUGILATO PER PROFESSIONISTI

Abbiamo detto che possiamo avere fino a 12 round, quindi parliamo di fino a 36 minuti di attività, che diventano 47 se consideriamo anche i recuperi tra i round, in cui comunque non deve abbassarsi il “focus”.

Quindi, andando a rivedere la tabella dei sistemi energetici, diventa chiarissimo come quello aerobico sia maggiormente predominante, rispetto ai match di dilettanti, nei quali il tempo totale è minore.

Come detto precedentemente, di studi diretti se ne reperiscono pochi, ma possiamo affidarci al ragionamento fisiologico, prendendo in considerazione attività che hanno delle affinità con la nostra.

Interessante è l’analisi degli studi sulla Reapeated Sprint Ability (RSA), ciò la capacità di compiere sprint di breve durata (<10s) intervallati da tempi di recupero incompleti (<60s).

Risulta chiaro come, pur non trattandosi nello specifico dello stesso tipo di prestazione (sul ring non facciamo sprint), anche nel pugilato abbiamo delle brevi azioni ad alta intensità (appunto le combinazioni di colpi), intervallati da brevi recuperi (in questo caso decisamente molto più brevi di 60s, se parliamo dei recuperi all’interno del round).

Preparazione atletica dilettanti Vs Professionisti

Dagli studi sulla RSA, possiamo vedere subito una cosa estremamente interessante.

I grafici qui sopra, rappresentano il contributo dei vari sistemi energetici nel primo e nell’ultimo sprint di una serie.

Per quanto riguarda il metabolismo aerobico, la cosa è abbastanza ovvia: considerato che questo sistema ha un certo tempo di latenza per andare a regime, risulta normale come nel primo scatto il suo contributo sia minore e poi cresca in maniera significativa.

Il dato meno scontato è quello relativo al metabolismo anaerobico lattacido (definito qui glicolitico), il suo contributo scende in maniera decisa!

Come detto, questi sono lavori che analizzano gli sprint, quindi non possiamo considerarli del tutto sovrapponibili all’attività sul ring, anche soprattutto perché il riposo tra le azioni è diverso.

Sul ring il riposo tra le azioni è decisamente più breve e sempre in forma attiva.

POSSIAMO COMUNQUE FARE DEI RAGIONAMENTI

C’è da tenere in considerazione il fatto che alla lunga, il sistema lattacido tende ad auto-inibirsi, con l’acidosi che va a bloccare l’azione di alcuni enzimi glicolitici e a interferire con la contrazione muscolare.

Per cui, sulla lunga durata (e quindi nei match professionistici rispetto a quelli dilettantistici), possiamo considerare una minor importanza del sistema lattacido, e una crescente predominanza di quello aerobico, nelle sue due funzioni già precedentemente descritte.

Da un lato sostenere la produzione di energia, e dall’altra ripristinare il sistema delle fosfocreatine, che ha un’importanza assolutamente fondamentale nel permettere di compiere azioni rapide, potenti ed efficaci.

Vorrei citare, in questo senso, una definizione che ritengo degna di essere presa in considerazione: Joel Jamieson (considerato uno dei maggiori esperti di conditioning a livello internazionale), definisce gli sport da combattimento come “Alactic-Aerobic”, cioè un lavoro a dominanza aerobica, con delle azioni intermittenti sostenute dal sistema alattacido.

E’ importante comunque sottolineare, come ogni match abbia un po’ storia a se,

Il ritmo (e quindi l’intensità media) può essere più o meno alto, e questo chiaramente influenza il modo con cui i vari sistemi energetici contribuiscono alla prestazione.

LA FORZA (STRENGTH) NEL PUGILATO

Finito questo excursus sui sistemi energetici, c’è, come promesso, da trattare la parte relativa a “Strength”, quindi legata alla forza e alle sue espressioni nel pugilato.

Se prima abbiamo parlato di fattori prettamente energetici, ora il focus si sposta su fattori neurali e neuromuscolari.

Le espressioni di forza dipendono, infatti, principalmente dalla capacità di reclutamento muscolare e dalla coordinazione intra ed inter-muscolare.

Quello che ovviamente ci interessa di più nel pugilato, non è tanto la capacità di produrre la massima forza possibile (forza massima), ma di essere più esplosivi e potenti possibili.

Essere potenti presuppone comunque un’espressione di forza, ed un buon livello di forza massima ci permette di essere più esplosivi.

Ho personalmente approfondito questo tema in questo video (CLICCA QUI)

Quindi, senza stare a ripetere approfonditamente quel che già è stato trattato nel video, ribadisco solamente come la potenza sia in funzione della forza.

Sulla forza ed affini, c’è ancora da dire che le espressioni di forza sono varie, come varie sono le classificazioni che possiamo trovare in letteratura.

Pugilato. Preparazione atletica dilettanti Vs Professionisti

Prendiamo in ogni caso in considerazione la curva forza velocità, che ci dice che maggiore è la velocità del movimento, minore sarà la forza applicata,e viceversa.

Quindi , ci sono differenze tra il pugilato dilettantistico e quello professionistico?

La risposta è, ancora una volta, si.

I dilettanti devono cercare di fare più punti possibili, quindi di colpire più volte possibile l’avversario, e non necessariamente in maniera pesante. Quindi una maggior densità di colpi, colpi molto rapidi ma non sempre particolarmente incisivi.

A questo proposito, quindi, la forza massima ha importanza marginale, e si cercherà uno sviluppo più verso la parte destra della curva forza-velocità, più verso quella che gli americani chiamano speed-strength.

Negli incontri professionistici, invece, si cerca di mettere KO l’avversario e di chiudere il match prima del limite.

La maggior durata del match farà si che per forza di cose ci sarà una maggior densità di colpi,ma saranno colpi più pesanti, più potenti, che devono poter far male all’avversario.

Qui, quindi, la componente di forza massima sarà più importante, in modo che sia la base per poi lavorare sul migliorare il tasso di sviluppo della forza (RFD- Rate of Force Developement).

In questo caso lavorare direttamente sulla componente speed-strength, quindi con sovraccarichi molto moderati non sarà di certo la scelta migliore: qui è invece importantissimo anche il lavoro di Stregth-Speed, che consenta espressioni di forza maggiore che si andranno poi a tradurre in colpi decisamente più pesanti.

Quindi, per riassumere, ecco la differenza fondamentale per la parte “strength”: una maggior frequenza di colpi molto rapidi ma non necessariamente pesanti per i dilettanti, in genere meno colpi per i professionisti ma con una maggior incisività per poter cercare anche il colpo del KO.

Poi ovviamente anche qui ci sono differenze interindividuali dettate dallo stile dei vari pugili.

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Bibliografia

Performance Aspects and Physiological Responses in Male Amateur Boxing
Competitions: A Brief Review – Silmani et al. – The Journal of Strength and Conditioning Research · March 2017

Repeated-Sprint Ability – Part I Factors Contributing to Fatigue, Olivier Girard,1 Alberto Mendez-Villanueva2 and David Bishop3

Science and Application of High-Intensity Interval Training: Solutions to the Programming Puzzle – Paul Laursen, Martin Buchheit

Oxygen cost of kettlebell swings, Ryan E. Farrar, Jerry L. Mayhew, and Alexander J. Koch

Health & exercise sciences department, Human performance laboratory, Truman state university, Kirksville, Missouri

A new perspective on Energy System and Performance – Joel Jamieson, 2011

Periodization Training for Sports (Third edition) – Tudor Bompa, Carlo Buzzichelli.

Marco Testa

About Marco Testa

Marco Testa, nato a Savigliano (CN) il 24/10/1988. Appassionato di tutto ciò che è movimento. Deluso da ciò che il percorso universitario in Scienze Motorie è stato in grado di dargli (seppur portato a termine con 110 e Lode), la sua filosofia è, come da citazione di Francesco Guccini: “eterno studente, perché la materia di studio sarebbe infinita, e soprattutto perché so, di non sapere niente”. Quindi è dedito alla continua ricerca di “sapere”, in tutto ciò che riguarda appunto le scienze del movimento umano. Appassionato di sport da combattimento, che ha potuto praticare solo “per gioco” a causa di un problema a una spalla che gli preclude alcune cose, si è dedicato allo studio di tutto ciò che è l’ottimizzazione della performance sportiva, con però un occhio di riguardo anche al benessere psico-fisico dell’atleta (o, perché no, della persona comune). Proprio per questo nel 2013 fonda il suo centro, il Wellness & Performance Lab, che come il nome suggerisce prende in considerazione entrambe le facce della medaglia dell’attività fisica: da una parte il Wellness inteso in senso ampio, occupandosi dunque di attività fisica adattata e di fitness, dall’altra la performance, occupandosi sia di riatletizzazione che di preparazione fisica (Strength & Conditioning) di atleti, anche professionisti, di diversi sport, tra cui gli sport da combattimento e la pallavolo.

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