Scarpe da Squat. Come e quali scegliere

Negli ultimi decenni, il mercato dell’attrezzatura sportiva negli sport di forza, ha visto una sempre crescente espansione. Tra tutto il ventaglio di equipaggiamento, la componente che più ha visto aumentare il proprio grado di popolarità, sono state le scarpe da Weightlifting o cosiddette “Scarpe col Tacco” o “Scarpe da Squat”.

Il travolgente numero di modelli disponibili, è diventato quasi un “problema” per gli atleti. Ognuno di essi è dotato di specifiche individuali che lo differenziano dalle altre scarpe sul mercato. Di conseguenza abbiamo deciso di venire incontro a tutti coloro che cercano una nuova scarpa per il sollevamento pesi. Questa guida permette di comprendere e comparare tutte le specifiche tecniche che definiscono le migliori scarpe da pesistica oggi in commercio.

Breve storia delle scarpe da Squat

Le scarpe da “Squat”, così come le concepiamo oggi, nascono verso la fine degli anni ‘60. Con le nuove tecniche di squat, introdotte dai fratelli Pete e Jim George, queste calzature si rivelarono una necessità calcante.

Grazie al loro utilizzo, gli atleti guadagnavano una notevole mobilità di caviglia aggiuntiva. Era possibile portare le tibie molto più in avanti e raggiungere una posizione di accosciata decisamente più profonda e stabile. Il risultato era una posizione del busto molto più verticale.

Jim George in azione

Nonostante le loro origini come scarpe prettamente per il Weightlifting, trovano oggi comodamente posto nei borsoni di pressoché tutti gli sport di forza – Powerlifting, Cross Training e anche Bodybuilding.

Il motivo?

Poter facilmente sopperire ad eventuali mancanze di mobilità torso-tibiale. Le scarpe da squat si rivelano infatti, utilissime per eseguire tutto un range di esercizi, dove la flessione del ginocchio e della caviglia la fa da padrona: leg-press, affondi, varianti di squat e tanto altro.

Qui Arnold sfruttando un “tacco” artigianale

Comparativa: tutte le specifiche da tenere a mente

Tacco: altezza effettiva vs altezza totale

La differenza sostanziale, tra i vari modelli di scarpe da squat, è l’altezza del tacco. Più questa è pronunciata, più la scarpa permetterà di avanzare le ginocchia in buca e guadagnare verticalità e profondità.

Bisogna però precisare come l’altezza “totale” del tacco, non rappresenti l’altezza “effettiva” di esso: la differenza di altezza fra il tallone e la punta della scarpa rappresenta l’altezza effettiva del tacco.

In foto un’immagine delle specifiche tecniche del modello PowerLift di SABO.

Come potete vedere il tacco “visibile” esternamente (H2 e H3) non rappresenta il tacco effettivo del modello.

Per ottenere questo valore, bisogna sottrarre a questa altezza, l’altezza della punta della suola (H5).

Basare una comparazione fra due o più scarpe solo sulla base del tacco totale, non sarebbe corretto. L’altezza della parte frontale della suola, la forma del tallone della scarpa e la profondità della suola stessa, influiscono in maniera determinante sull’altezza effettiva di una scarpa. Motivo per cui scarpe all’apparenza molto diverse tra loro, dispongono di un tacco equivalente.

Viceversa, scarpe all’apparenza simili, influiranno sul vostro squat in maniera totalmente differente, proprio per l’altezza effettiva del tacco totalmente diversa.

Questa componente delle scarpe da squat sarà anche l´elemento principale della nostra info-grafica.

Tutte le scarpe della comparativa, saranno classificate principalmente dall’altezza effettiva del tacco, e poi dal materiale e larghezza della pianta.

Tacco: materiali

Una scarpa da squat, non aumenta solo la mobilità torso-tibiale, ma aumenta notevolmente anche la stabilita del lifter, durante la performance di squat o altri esercizi di potenza.

Una suola rigida e dura permette di trasmettere al suolo tutta la forza generata dal corpo. Più forza si riesce a trasmettere a terra, più peso si riuscirà a sollevare.

Questo ragionamento, valido nel Weightlifting come nel Powerlifting, non è sempre però applicabile.

Chi ricerca una scarpa adatta a sport “misti”, come il Cross-Training, ricercherà una calzatura sia dotata di tacco, ma anche dotata di una certa flessibilità e comodità d’ uso.

Ecco perché non tutti i materiali che compongono le prevalenti scarpe da pesistica oggi in commercio, propendono verso la ricerca della massima rigidità.

Analizzeremo quindi i materiali più comuni oggi sul mercato, evidenziando il loro grado di indeformabilità e comodità d’ uso.  

Tipologia di materiali:

  • EVA: tra i due materiali di origine plastica, l’Etilene Vinil Acetato, rappresenta il miglior compromesso tra duttilità e prestazioni. Questo polimero ad alta (o media) densità, viene spesso utilizzato in scarpe dal tacco relativamente più basso, proprio per il suo maggiore grado di deformabilità. Mi permetto di notare come non si tratti a prescindere di un materiale scadente o per niente performante. Oltre che da atleti di Cross-Training viene usato efficacemente anche nelle calzature da WL e PL. Un esempio lampante è Corrado Siragusa, atleta siculo riconosciuto internazionalmente, che da anni stacca e squatta 300+ kg utilizzando delle Adidas Powerlift 2.0, dotate proprio di un tacco di EVA.

Importante da sottolineare è la variabile densità dell´EVA. È possibile trovare infatti modelli in EVA piú rigidi dei restanti sul mercato: è il caso delle Powerlift 3.1 e 4, dotante appunto di un tacco in EVA piú denso.

  • TPU: Il Poliuretano Termoplastico è un polimero plastico decisamente più rigido dell´EVA. Questa resina (perché di resina si tratta) trova ampie applicazioni nell´industria automobilistica, attrezzature mediche e appunto calzature sportive. Resistente all´abrasione e pressoché indeformabile, il TPU è il materiale perfetto per le scarpe da WL.

Non a caso i modelli di punta di questo mercato (Nike Romaleos, Adidas Adipower, Anta e via dicendo) presentano questo materiale nei loro tacchi.

  • Legno: Le prime scarpe da WL erano fatte proprio in legno. E molti modelli più recenti presentano la stessa costruzione. Il perché e presto spiegato: materiale rigido, sufficientemente indeformabile e leggiero. Nota a parte: i modelli con tacco in legno costano in media di più rispetto ai “colleghi” con tacco in plastica, in quanto il legno necessita una lavorazione a mano. Questa componente di artigianalità ha d’altro canto un notevole vantaggio: qualsiasi calzolaio può sostituire (o lavorare) un tacco in legno, senza particolari attenzioni.
  • Cuoio: Anche in questo caso le calzature con tacco in cuoio sono solamente di fattura artigianale, e il loro prezzo segue di conseguenza. I tacchi in cuoio sono ricavati da una fitta serie di strati di pelle conciata, il che dona una buona inflessibilità alla scarpa. Non siamo ai livelli del legno, ma sono numerosi gli atleti (anche di Cross-Training) che fanno uso di questi modelli.

Pianta

Un fattore molto soggettivo è la larghezza della pianta del piede. Ogni atleta sa quanto “larga” rispetto alla media deve essere la propria calzatura. Ci siamo imbattuti tutti, almeno una volta, in un paio di scarpe X decisamente troppo stretto o troppo largo!

Dalle infinite reviews dei vari modelli, è stato possibile raccogliere pareri e conferme sulla struttura delle varie scarpe. È facilmente individuabile quale scarpa calza mediamente più stretta o più larga. Non prendete questa classificazione come assoluta: le scarpe sono qualificate come medio-larghe e medio-strette.

Non sono rari i casi di utilizzatori che si trovano egregiamente sia con scarpe “strette” o “larghe”. Qui il consiglio è: se potete, provatele! Ma se sapete di avere un piede MOLTO largo, ecco, potete stare tranquilli che le scarpe medio-strette non vi calzeranno.

Nella comparativa le scarpe saranno etichettate con i seguenti simboli:

Pianta larga

Pianta stretta

Tacco classico vs “Cupping”

Un altro elemento considerevole delle scarpe da WL è la sezione del tallone. Sono due le configurazioni con cui è possibile trovare queste scarpe: quella “classica” old-school e quella più recente chiamata in inglese “Heel Cupping” (letteralmente coppa del tallone).

Tacco classico e tacco a “coppa” a confronto

Come si può ben vedere, nella configurazione classica a tenere in posizione il tallone è solo la scarpa in sé. Il tacco è esterno alla calzatura, e questo può rendere la scarpa meno stabile, soprattutto nei movimenti trasversali del piede. Dico “può” perché, come dimostra il gran numero di modelli sul mercato, è una casualità non troppo comune. Se davvero tutti gli atleti si trovassero così male ad usare questo tipo di scarpa, sarebbero sul mercato solo modelli a “coppa”.

Questa “coppa” del tallone che viene ricavata direttamente dal tacco (spesso e volentieri questi modelli sono dotati di tacco in TPU, quindi estremamente rigido). Il tallone si trova cosi interamente “avvolto” dalla sezione posteriore della scarpa, giovandone in stabilita e tenuta trasversale.

Chiusura: lacci e straps

Ultimo elemento di differenza fra le varie scarpe da pesistica troviamo i sistemi di chiusura ed allacciamento della scarpa. Si varia dai comuni straps in velcro sul collo del piede al sistema BOA®Fit utilizzato da Adidas e Inov8, che prevede una rotella autobloccante per tirare i lacci in nylon intorno al piede.

Per quanto sia facile supporre che i sistemi BOA siano superiori ai doppi straps (a loro volta superiori al singolo strap), la soggettività dell’atleta finisce per ridimensionare tali chiusure. Non tutti gli utilizzatori si trovano a loro agio con il sistema BOA®Fit, ad esempio, e preferiscono un sistema classico a lacci più velcro. Cosi, come per determinati atleti avere due straps finisce per limitare il movimento della caviglia, in quanto il secondo si trova spesso troppo in alto sul collo del piede.

Finita la lunga prefazione, ecco presentati ben 32 modelli tra le piu popolari scarpe da pesistica oggi in commercio. Per ognuna di esse è contrassegnato il tipo di pianta e gli importantissimi dettagli sul tacco: altezza effettiva (in centimetri e in pollici) e materiale.

Nota bene, le altezze effettive dichiarate, sono valide per le taglie intermedie delle scarpe, quindi i numeri compresi tra il 42 / 44 EU. Allo scendere della taglia, scende anche l´altezza effettiva del tacco, seppur di valori quasi impercettibili. Viceversa, scarpe più grandi avranno un tacco più alto. Ciò che rimane costante è la proporzione fra scarpa/altezza del tacco: a parità di numero una Leistung sarà sempre più alta di una Adipower, e cosi per tutti i modelli.

Inoltre è bene ricordare che tutti i processi manifatturieri presentano una lieve % di tolleranza. I modelli artigianali (tutti quelli in legno e cuoio) presentano un margine maggiore rispetto alle scarpe industriali, quindi è bene ricordare che non tutte le scarpe saranno perfettamente identiche ed alte uguali.

Scarpe Squat 1 LNF
Scarpe Squat 2 LNF
Scarpe Squat 3 LNF
Scarpe Squat 4 LNF

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