Scuola Veneta Powerlifting. I 5 punti fondamentali

Chi segue l’ambiente del powerlifting italiano ha sicuramente sentito parlare della scuola veneta, perché si sta imponendo come la squadra più forte del panorama italiano e non solo.

Nata con noi Vikings Veneto 5 anni fa, ha ottenuto la definitiva consacrazione nel corso degli ultimi due anni e ha influenzato molti altri team che hanno iniziato a seguire le nostre orme.

ANDIAMO A SCOPRIRE I 5 CAPISALDI DI QUESTA SCUOLA

Primo Punto: Carichi pesanti.

La domanda che ci siamo fatti, soprattutto quando allenare ha smesso di essere un gioco ed è diventato una cosa seria, è stata: «cosa facciamo quando siamo in gara?»

La risposta è semplicissima: carichi sub massimali e massimali.

Per rispettare il principio di specificità, il più importante quando si parla di allenamento, per migliorare una qualità, dobbiamo fare molto lavoro il più affine possibile, nei limiti delle possibilità fisiche, a quello che poi andremo a fare in gara.

Essendo troppo grandi per credere a favolette come la fatina dei denti, il coniglio pasquale e all’ottimizzazione della tecnica a carichi bassi che ti fa magicamente salire il massimale, abbiamo iniziato a lavorare per costruire una struttura di allenamento che permettesse l’uso di carichi pesanti su base costante.

Quindici convocazioni in nazionale nell’ultimo anno direi che sono un metro molto affidabile riguardo l’affidabilità di questo sistema.

Secondo punto: Capacità di lavoro.

Una delle caratteristiche che ci differenzia maggiormente dalle altre scuole, è la gran mole di lavoro a carichi medio/alti.

È molto comune vedere un nostro atleta fare diverse serie da 4/5 ripetizioni sopra all’80%, per arrivare a fare triple al 90% nelle fasi di accumulo più avanzate.

Questo è fondamentale per costruire un’elevata capacità di lavoro, necessaria a sostenere su base settimanale i carichi di lavoro sub massimali tipici della fase di intensificazione e pre gara.

Terzo Punto: POMPARGHEDRIO.

Dietro questa parola si nasconde gran parte del nostro successo.

Negli ultimi anni, per noi i complementari hanno smesso di essere un semplice lavoro accessorio, per diventare una parte fondamentale della nostra metodologia allenante.

Per sostenere carichi pesanti ad alto volume su base costante, è OBBLIGATORIO costruire una struttura fisica forte, robusta e che esprima grandi livelli di forza generale su diversi piani di movimento.

Saper programmare, a breve e lungo termine, il lavoro complementare diventa, quindi, una capacità fondamentale per trarre il meglio dal lavoro specifico sulle alzate di gara e per ridurre al minimo gli infortuni.

Nel pomparghedrio rientra anche il lavoro di conditioning, prehab e mobilità.

Quarto Punto: Gestione del picco di forma.

Sentirsi bene tutto l’anno, è molto bello e appagante, ma non ottimale per un agonista che deve realizzare la massima prestazione in una finestra temporale molto limitata.

Per ottenere questo, i carichi di lavoro devono essere programmati con molta precisione, al fine di non arrivare in gara troppo stanchi se il volume è eccessivo, o troppo spenti, se viene tagliato troppo presto.

Dobbiamo sempre tenere a mente che tagliare il volume diminuisce si la fatica, ma fa calare anche la condizione e di conseguenza la spinta che abbiamo a disposizione.

Compito di un bravo allenatore è quindi bilanciare il taglio della fatica con la necessità di mantenere una buona condizione.

Quinto Punto Cattiveria agonistica.

Nella nostra squadra non c’è e non ci sarà mai posto per chi si accontenta.

Per ottenere risultati di rilievo, al netto delle capacità fisiche individuali, serve una forma mentale di un certo tipo.

Negli anni abbiamo sempre preferito lavorare con persone testarde e determinate, piuttosto che talentuose.

Il talentino che arriva ad essere un elite in poco tempo, difficilmente avrà la tigna necessaria a fare i kg che servono quando servono di chi ha impiegato tanto tempo a fare a scornate per raggiungere risultati di livello.

E meno talento avete, più è necessaria questa attitudine mentale, che può essere allenata vivendo in contesti molto competitivi.

Mi piace sempre citare questa frase che mi venne detta da un allenatore di rugby: «se vuoi placcare l’avversario e portarlo indietro, non devi pensare a fermarlo, ma lo devi impattare come se volessi passargli attraverso.»

Questa è la mentalità che bisogna avere, indipendentemente dal vostro livello: sia che vi stiate giocando un italiano o che vogliate battere quel maledetto massimale che non si smuove da mesi, una mentalità arrendevole vi farà sempre fallire.

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