Squat da Powerlifter o Squat da Pesista.

Parlare di squat non è affatto facile. Essendo un esercizio utilizzato in diversi ambiti, con diverse modalità di esecuzione, non ha una codifica universale, infatti pensate a quante “varianti “esistono:

  • Mezzo squat: generalmente eseguito dalla maggior parte degli avventori delle palestre.
  • Squat al parallelo: generalmente eseguito dai Bodybuilders.
  • Squat oltre il parallelo: eseguito dai Powerlifters.
  • Squat ATG (Ass to the Grass): eseguito dai pesisti.
  •  Ecc.ecc.

Non mi interessa però parlare di squat in modo generale, perché non ne avrebbe senso. Questo articolo sarà incentrato perciò sulle differenze che ci sono tra lo squat da Powerlifting e Weightlifitng, ovvero in quegli sport dove lo squat ha una codifica ben precisa.

Ora questo non vuole essere l’ennesimo articolo-tutorial, ne vuole essere il solito trattato di anatomia e biomeccanica piuttosto ha la pretesa, almeno si pone questo obiettivo, di essere un articolo diverso da quelli già scritti che si trovano in giro per il web.

ENTRIAMO NEL VIVO

Prima di addentrarci e parlare più nello specifico dobbiamo aver chiaro questi 2 concetti:

1) Che cosa significa squat oltre il parallelo:

Come nel caso della panca ,essendo il powerlifting uno sport da competizione, anche l’esercizio dello squat è stato codificato con delle regole in modo che i giudici potessero valutare quando un’alzata è valida e quando non lo è.

Uno squat, per essere valido, deve essere oltre il parallelo ovvero l’articolazione dell’anca deve scendere al di sotto del livello del ginocchio (parte alta del ginocchio).

Squat da Powerlifter Vs Squat da Pesista.


2) Che cosa si intende per LOW BAR e cosa si intende per HIGH BAR.


LOW e HIGH, indicano null’altro che la posizione del bilanciere.

Low bar indica che il bilanciere è poggiato in basso sui deltoidi posteriori  mentre High bar  indica che il bilanciere è poggiato sulla parte alta del trapezio.

Low Bar and High Bar

BENE, MA TUTTO QUESTO COSA COMPORTA?

Prima di rispondere a questo, bisogna che voi sappiate quand’è che un corpo si trova in equilibrio e com’è fatta una leva.

Ogni corpo è soggetto, in ogni istante, a una serie di forze che tendono a modificare il suo assetto.

Quando la risultante di tutte le forze applicate è uguale a zero, cioè quando le forze si annullano reciprocamente, il corpo è in equilibrio.

Il baricentro o centro di gravità, è il punto di un corpo in cui si può immaginare concentrata la sua forza-peso.

La leva, invece, è una macchina semplice, formata da un’asta rigida che ruota attorno ad un punto fisso chiamato fulcro (o punto d’appoggio), a cui sono applicate due forze: la Forza Motrice e la Forza Resistente.

La distanza che c’è tra il punto di applicazione della Forza e il fulcro è detta braccio della leva.

Più il braccio è lungo, più l’effetto della Forza aumenta.

Quando si parla di leva, si parla anche di Coppia o Momento della Forza, ovvero la tendenza di una Forza a far ruotare un oggetto intorno al proprio asse, che altro non è che il prodotto della lunghezza del braccio per la Forza applicata.

QUALE LEVA PER IL NOSTRO SQUAT?

Avete mai sentito dire che durante lo squat devi sempre mantenere il peso al centro del piede? Beh questa è la tipica frase che viene detta a chi si approccia a questo esercizio.

Questo perché avere il peso al centro del piede, mette in equilibro il sistema corpo-bilanciere.

Se così non fosse avremmo un corpo sbilanciato o verso la punta del piede (rischio caduta in avanti) oppure verso il tallone (rischio caduta con il sedere per terra).

Guardate questa foto.

Squat da powerlifter o squat da weightlifter LNF


A sinistra abbiamo uno squat low-bar, mentre a destra abbiamo uno squat high-bar.

Notate come la posizione del bilanciere incida sull’inclinazione del busto.

Più il bilanciere è basso, più bisogna inclinare il busto, affinché il peso rimanga sempre al centro del piede per mantenere il sistema corpo-bilanciere in equilibrio.

Viceversa più il bilanciere sarà alto più la schiena sarà eretta per lo stesso motivo, ovvero, preservare l’equilibrio del sistema.

Come avete sicuramente capito ci troviamo in presenza di due leve:

  • Una avente come fulcro l’anca (cerchio giallo).
  • L’altra avente come fulcro il ginocchio (cerchio rosso).

Come resistenza abbiamo la forza peso del bilanciere (linea rossa) e, a seconda della leva che prendiamo in considerazione, abbiamo un momento del braccio anca (capacità della forza, prodotta dai muscoli, che ci permette di ruotare ed estendere l’anca) e un momento del braccio ginocchio (capacità della forza , prodotta dai muscoli, che ci permette di ruotare ed estendere il ginocchio).

Notate come nel low bar (figura di sinistra) il ba (braccio anca) è maggiore rispetto a bg (braccio ginocchio).

Viceversa nel High bar (figura di destra) ba è nettamente inferiore rispetto al bg.

Ma questo cosa vuol dire?

Come abbiamo detto in precedenza il momento è dato da prodotto della lunghezza del braccio per forza.

Sostanzialmente questo vuol dire che quando il braccio ba è maggiore (squat low bar), allora si farà più fatica ad estendere l’anca. Invece, quando il braccio bg è maggiore, si farà più fatica ad estendere il ginocchio.

Ecco perché con un squat low bar, avremo un coinvolgimento maggiore della catena cinetica posteriore, mentre con un high bar avremo un coinvolgimento maggiore della catena cinetica anteriore (quadricipiti).

Per questo motivo si dice anche che lo squat Low bar è uno squat di anca mentre lo squat High bar è uno squat di ginocchia.

QUESTIONE DI TECNICA

Sui social, ma in generale su internet, vedo molte persone che, non avendo mai praticato la pesistica olimpica, si lanciano comunque in conversazioni assurde, affermando che molti pesisti, con kg stratosferici, non siano tecnici e che il loro modo di squattare non è efficace ed idoneo per il loro sport.

Le accuse che vengono mosse continuamente a supporto di tale tesi sono le seguenti:

  • In buca retrovertono il bacino a causa di una profondità eccessiva.
  • In buca si smollano perdendo tensione  disattivando le gambe.
  • In fase di risalita spostano il carico prima sul tallone e poi sulla punta del piede (sculata).
  • Usano il rimbalzo che fa perdere loro attivazione.
  • Si sforzano di essere verticali anche quando non hanno delle leve favorevoli.

Queste sono le frasi più utilizzate…

A questo punto ci si potrebbe domandare: Che cosa cos’è la tecnica?

Se parliamo di sport da prestazione, la tecnica è quell’insieme di skills che ci consentono di ottimizzare la performance del gesto di gara.

Prima di proseguire e capire veramente in che cosa consiste avere tecnica per un pesista, è bene capire la reale differenza che c’è tra  il WL e il PL.

A primo impatto, visto che entrambi gli sport  condividono un bilanciere ed alcuni esercizi come lo stacco e squat, si potrebbe pensare che siano sport molto simili tra loro.

Proprio questa considerazione, porta poi a non capire il punto centrale della questione, ovvero che, il pesista struttura il proprio allenamento per imparare a sviluppare tutte quelle skills che lo rendono performante nei suoi gesti da gara (strappo e slancio). Movimenti, che per la loro complessità, non hanno nulla a che spartire con squat, panca e stacco che sono le alzate del powerlifting.

NELLO SPECIFICO DELLA TECNICA DA WEIGHTLIFTER

Vi siete mai domandati perché nella pesista olimpica si usano bilancieri che hanno una grossa componente whip (energia elastica) e scarpe con tacco alto?

Prima abbiamo detto che ai pesisti vengono spesso contestati queste due cose:

  • Usano il rimbalzo che fa perdere loro attivazione.
  • Si sforzano di essere verticali anche quando non hanno delle leve favorevoli.

Invece è proprio per questi due motivi che si usano bilancieri con grandi capacità di flessione e scarpe con il tacco alto.

La forza elastica permette al pesista di sfruttare a pieno il riflesso miotatico, volgarmente detto RIMBALZO, per uscire in modo veloce dalla buca, mentre le scarpe, consentono di spingere le ginocchia in avanti e danno la possibilità di rimanere più verticali possibili.

Tutto ciò possiamo apprezzarlo dal video di LU XIAOJUN che slancia 202 kg:

Ora non vorrei scendere nel dettaglio e analizzare  tutte le fasi di cui è composto uno slancio, sarebbe inutile al fine di questo articolo, piuttosto vorrei porre l’attenzione su questi 3 punti:

  • L’abilità che ha l’atleta di inserire il bacino sotto il bilanciere
  • La ricerca della verticalità in buca
  • L’utilizzo del riflesso miotatico in risalita


Osservate come il bacino, quando il bilanciere passa l’altezza delle ginocchia, si avvicini sempre più alla verticale del bilanciere e come, nella fase aerea, si vada ad inserire sotto ad essa.

Notate anche la verticalità del busto in buca che consente a Lu Xiaojun di poter ricevere il bilanciere e bloccarlo sulle spalle.

Se l’atleta si trovasse con il busto inclinato, non riuscirebbe a bloccarlo e così facendo il bilanciere gli cadrebbe in avanti. Inoltre, dopo aver bloccato il bilanciere,  si note come sfrutti il riflesso miotatico (velocità-dipendente) che gli permette appunto una risalita più veloce.

E’ bene ricordare che il bilanciere, nelle alzate olimpiche, deve seguire una traiettoria quanto più verticale possibile anche a costo di far spostare l’atleta con il corpo.

Ecco questo significa avere tecnica nella pesistica, ovvero, il saper gestire la propria morfologia affinchè vengano rispettati questi punti.

NEL POWERLIFTING

Solitamente quello che ci affascina in uno squat è la dinamica con cui l’atleta lo esegue.

Da quello che ho potuto vedere, nel powerlifting, è luogo comune credere che l’ “esteticità” e l’efficacia di un’alzata, siano dovute solo ed esclusivamente ad una buona tecnica.

Più tecnica ha un’atleta, più l’alzata è bella ed efficace, meno tecnica ha più brutta e inefficace l’alzata diventa.

Ma è veramente così?

Osserviamo questi due atleti

Josh Hancott:


Layne Norton:

A primo impatto, vedendo le dinamiche di questi  squat, ci verrebbe da dire che Josh, ha molta più tecnica rispetto a Norton. Ha “una linea di spinta” più pulita, ma ovviamente le cose non stanno proprio così e per rendersene conto bisogna capire che cosa è una ”linea di spinta” e contestualizzarla.

Una linea di spinta altro non è che la traiettoria che il bilanciere compie nella fase positiva dell’alzata.

Ora, se noi ci limitassimo a considerare la questione puramente geometrica, va da se che più il bilanciere si muove su una linea retta (senza sculate ne oscillazioni varie) più la spinta è ottimizzata, in quanto la linea retta è  quella distanza minima che unisce  due punti.

Il problema è che quando ci si allena con i pesi, la sola geometria non basta.

I pesi si spostano contraendo i muscoli e quindi la linea di spinta dipende da come questi muscoli si contraggono.

John Hancott ha un bilanciamento ottimo tra la catena cinetica anteriore e quella posteriore ed è per questo che riesce ad esercitare una spinta lineare.

Strategia che è evidente non riesce a fare Norton, in quanto quest’ultimo ha una notevole dominanza della catena cinetica posteriore rispetto a quella anteriore.

Abbiamo detto che la tecnica è quell’insieme di skills che ci consentono di ottimizzare la performance del gesto di gara, quindi anche se a livello geometrico la dinamica di Norton non è ottimizzata, in senso assoluto lo diventa quando si considerano i muscoli.

In poche parole la bravura di Norton sta nello sfruttare i suoi punti forti limitando i muscoli carenti e questo vuol dire avere  tecnica.

LO SQUAT DEI PESISTI

Quando si parla di ATG, ma in generale di squat da pesista, subito si pensa allo squat dei cinesi.

Famosi sono ormai gli squat di LU XIAOJUN, di TIAN TAO, LIAO HUI ecc…

Nell’ambiente della pesistica si è solito dire la frase: La Perfezione è cinese.

Ma in cosa consiste questa perfezione?

La loro perfezione non sta tanto nella tecnica, seppur elevatissima,  ma nella morfologia.

Se considerate tutti i cinesi più incredibili nella storia del wl, vedrete che hanno tutti una cosa che li accomuna, ovvero la medesima struttura composta da femore corto e busto lungo.

In figura, abbiamo due omini che stanno squattando, con strutture simili, ma che differiscono per la lunghezza del femore.

L’omino di sinistra ha un femore più corto rispetto all’omino di destra.

Cosa notiamo? 

Ovviamente si nota che, da una semplice variazione di lunghezza del femore, si ha un inclinazione più o meno marcata del busto e questo, ovviamente andrà ad incidere sulla dinamica del movimento, rendendolo più o meno verticale.

Più il femore è lungo più l’omino è costretto ad inclinare il busto per far si che il sistema corpo-bilanciere, rimanga in equilibro e questo ovviamente fa perdere di verticalità all’atleta.

Fatte queste premesse possiamo iniziare con l’analisi dello squat ATG.

Per fare ciò mi servirò di un ragazzo diventato famoso su Youtube proprio per i suoi squat ATG con pausa.

Volutamente non ho scelto nessun campione cinese, perché la struttura di un cinese, essendo perfetta, non vi farebbe cogliere tutte le problematiche.

Il ragazzo in questione, si chiama Clarence Kennedy e come si può notare, ha una struttura tutt’altro che perfetta (femore lungo).

Per comodità dal video ho estrapolato una serie di fermi immagine inerenti ad una sua ripetizione.

Vi consiglio di scaricare i fermi immagine sul vostro pc, metterli in una cartella, aprire la prima immagine con un software per la visualizzazione delle immagini, quello predefinito di windows va benissimo e spostatevi con le freccette direzionali per visualizzare i fermi immagine in sequenza, come se vi ritrovasse in un video fatto in slow motion.

Ci sono diverse cose da tenere in considerazione.

Movimento del bacino rispetto alla proiezione del centro di massa a terra.

Osservate questi fermi immagine:

Su ogni immagine trovate 2 linee di colore diverso:

Linea rossa indica la proiezione del centro di massa a terra.

Linea blu indica la distanza del bacino, dalla proiezione a terra del centro di massa.

Cosa si può notare dalle immagini?

Man mano che si scende, ovviamente, il bacino si allontana dalla linea rossa raggiungendo la sua massima distanza quando il femore è parallelo al suolo.

Oltrepassato il parallelo la distanza si riduce sempre di più fino a risultare quasi identica alla posizione di partenza (Primo fermo immagine).

Quindi, in sostanza, inizialmente il bacino è sotto la verticale del bilanciere, quando incomincia la discesa il bacino si sposta per poi ritornare in buca sotto di essa.

Questo, come dicevamo prima, è proprio un movimento tipico delle alzata da gare del WL.

MOVIMENTO DEL BUSTO IN BUCA

Cliccate qui per vedere questo movimento

Ora vediamo in fotogrammi

Come si può vedere, sia dal video che dai fermi immagine, Clarence porta il bacino tra le gambe e per fare ciò, estende la colonna con conseguente verticalizzazione del busto.

Alcuni sostengono che Clarence retroverte il bacino in buca a causa della ricerca della verticalità.

Sarà mica vera sta cosa?

Prima di rispondere vi linko un post che ho fatto un pò di tempo fa su instagram sulla retroversione e sull’antiversione del bacino

Osserviamo questa immagine:

A sinistra il soggetto va in retroversione, mentre a destra mantiene le curve fisiologiche e quindi va in antiversione.

Su questa immagine ci si potrebbe stare a parlare per ore, ma cercherò di essere breve e conciso anche se non è il mio forte.

La prima cosa che salta subito all’occhio è la schiena, mentre la seconda sono le ginocchia.

A sinistra, il soggetto ha la schiena flessa e le ginocchia più arretrate, mentre a destra, il soggetto ha la schiena “dritta” e le ginocchia più sparate in avanti.

Questo sta ad indicare che quando si ricerca una profondità elevata, per far si che le curve fisiologiche rimangano tali, le ginocchia vanno sparate per forza di cose in avanti.

Non vi ho ancora convinti vero?

Guardate questo video di Alessandro Mainente al minuto 2:36 :

Ma questo movimento non è lo stesso che esegue Clarence quando entra in buca?

Riguardate il link di prima

Quindi in sostanza il suo “appoggiarsi sulle ginocchia” non è dovuto ad un crollo dei muscoli o alla retroversione, che come abbiamo detto manterrebbe le ginocchia più arretrate, ma perché tale movimento è richiesto per far si che il bacino rimanga in antiversione.

Per rispondere quindi alla domanda iniziale, possiamo affermare che Clarence non retroverte per nulla. A quella profondità se perdi tensione sui muscoli, con quei carichi, ti spiaccichi al suolo. La prima cosa che crolla è proprio la schiena in quanto, avendola flessa, gli erettori non sono in grado di contrastare la forza che il bilanciere esercita su di voi.

LA RISALITA O FASE CONCENTRICA

La risalita dalla buca è sicuramente la parte più interessante e complessa di questo modo di squattare e quindi è la fase su cui mi soffermerò di più.

Osserviamo i fermi immagini relativi alla risalita:

Cosa notiamo da questi 2 frame?

La prima cosa che fa Clarence, è quella di riportare le ginocchia indietro, in quanto, in quella posizione, gli risulterebbe impossibile spingere. Nelle alzate olimpiche, ma anche negli squat senza pausa in buca, il riflesso miotatico viene sfruttato, dai pesisti,  proprio per bypassare questa fase. Guardate come, più le ginocchia vanno dietro, più quest’ultime tendono chiudersi verso l’interno e tutto ciò permette al bacino di allontanarsi dalla verticale del bilanciere.

Man mano che Clarence sale, il bacino si allontana dalla verticale del bilanciere e la schiena si inclina sempre di più.

In questo fermo, si raggiunge la massima distanza del bacino e la massima inclinazione della schiena.

Adesso però ci sorge una domanda:

“Come mai in fase di discesa, cioè eccentrica, la massima distanza del bacino dalla verticale la si ha al parallelo, mentre in fase di risalita la ritroviamo sopra al parallelo?”

A questa domanda risponderemo dopo.

Da qui in poi, Clarence incomincia ad avvicinare il bacino alla verticale e, per fare ciò comincia ad allargare le ginocchia buttandole all’esterno e verticalizza il busto fino a chiudere la ripetizione.

Ma perché le ginocchia si chiudono?

Abbiamo detto che quando le ginocchia si chiudono, esse vengono spinte anche dietro e questo provoca un allontanamento del bacino. In sostanza, potremmo dire che le ginocchia si chiudono per consentire al bacino di spostarsi dietro però, come sempre, c’è anche la questione muscolare da valutare.

Quando si è in buca, a quella profondità, l’unico modo per risalire, è la spinta dei quadricipiti, ma nel momento in cui ci troviamo a dover gestire carchi elevati o abbiamo i quadricipiti stanchi, ecco che quest’ultimi non riescono a vincere la forza peso del bilanciere e quindi  richiedono l’intervento degli adduttori , che appunto vengono attivati proprio chiudendo le ginocchia, infatti è proprio la loro contrazione che permette lo slittare indietro e il sollevare il sedere.

Questo, come abbiamo visto in precedenza, porta inevitabilmente, a chi non ha una struttura come quella cinese, ad inclinare la schiena e quindi ad appoggiarsi sulla catena cinetica posteriore (sculata).

Quindi in sostanza la chiusura delle ginocchia avviene:

  • O quando il carico non riesce ad essere gestito dal quadricipite.
  • O perché il quadricipite è stato precedentemente affaticato.

Ecco spiegato perché a carichi bassi, nessuno scula ed ecco spiegato il perché chi è molto forte di quadricipite non le chiude.

Adesso  possiamo rispondere alla domanda posta in precedenza, ovvero perché la massima distanza del bacino in discesa, non combacia con quella in salita?

Semplicemente perché qui Clarence per chiudere la ripetizione, cerca di reclutare quanto più possibile la catena cinetica posteriore. Infatti basta confrontare il frame della discesa con quello della risalita per rendersene conto.

Clarence Kennedy durante la discesa o fase eccentrica
Clarence Kennedy durante la fase concentrica

La schiena risulta essere molto più inclinata nella risalita che nella discesa.

Le ginocchia sono chiuse in salita e aperte in discesa (permettendo al bacino di entrare tra di esse) e questo se ci pensate, è un qualcosa di abbastanza normale.

Il modo di usare i muscoli nella fase eccentrica è completamente diverso dal modo di usare i muscoli in concentrica. In discesa si controlla il peso, mentre in risalita si spinge e quindi se in discesa i quadricipiti tengono non è detto che essi tengano anche in salita.

Infatti:

massima forza concentrica < massima forza isometrica < massima forza eccentrica.

Ecco che, ancora una volta, vien fuori l’abissale differenza che vi è tra uno squat da PL ed uno da WL.

Nel Powerlifting non abbiamo vincoli e si ha la possibilità di personalizzare il movimento in modo più marcato, andandolo a strutturare sfruttando i nostri punti forti, limitandone quelli carenti.

Nel WL, al contrario, il movimento è vincolato e bisogna pertanto imparare a sviluppare tutte quelle abilità che ci consentono di rispettarne i vincoli.

Ovviamente è chiaro che uno squat da Powerlifting, sia molto più performante a livello di kg sollevati e quindi non vedrete mai un powerlifter squattare come Clarence.

Questo è anche il motivo per cui non vedrete mai un pesista squattare come un powerlifter, perché al pesista non interessa massimizzare i kg sullo squat in modo assoluto. Al pesista interessa diventare più forte su un movimento che simula parte della sua alzata di gara.

FRONT SQUAT E BACK SQUAT

Osserviamo questa foto:

Osservate come gli angoli tra l’high-bar ed il Front Squat siano simili, a differenza tra quelli del Front Squat e del low-bar.

Questa è la stessa differenza che vi è tra un’alzata (squat) del PL e un’alzata (Slancio o Strappo) del WL: il pesista è abituato a lavorare su angoli più aperti mentre il powerlifter lavora su angoli più chiusi.

Ma a questo punto verrebbe da chiederci:

Ma allora, se lo scopo del pesista è quello di migliorare la forza usando un movimento che imiti lo schema motorio di un’alzata di gara, perché non usa il Front Squat invece che il Back Squat?

Per chi si limita ad osservare tutto dall’esterno la risposta potrebbe essere che è meglio il front, visto che ricalca perfettamente la risalita da una girata. Cioè è lo stesso movimento, ma ahimè le cose non stanno proprio così, perché non si considera che la posizione del bilanciere, in un Front Squat, è molto limitante per un discorso di forza.

Quando si ha a che fare con quest’ultimo, generalmente non si cede di gambe ma di schiena e, questo cedere di schiena, diventa più marcato su soggetti longilinei.

Esempio:

Front Squat di Clarence Kennedy:


Front Squat Liao Hui:

Osservate la progressione di carico di Clarence: cosa notate?

Aumentando il carico, la schiena si inclina sempre di più ed egli fa una fatica estrema a mantenerla poco inclinata ed a non lasciare che il bilanciere gli cada in avanti.

Guardando invece il Front Squat di Liao hui, cosa notate?

Ovviamente, la sua schiena rimane dritta, nonostante abbia addosso un 3.5 x BW e 35 kg in più rispetto a Clarence.

E’ appunto un limite del femorale che, in soggetti longilinei, essendo lungo, impone due vincoli, uno di tipo meccanico e uno di tipo muscolare:

  • costringe la schiena ad inclinarsi in modo marcato.
  • più la schiena è inclinata in avanti, più aumenta il momento torcente sull’anca e più diminuisce quello sul ginocchio. Di conseguenza il quadricipite non è messo in condizione di essere sfruttato al 100% e per questo si appoggia sulla catena cinetica posteriore e questo, a carichi elevati, porta al crollo dei muscoli della schiena.

Proprio per rinforzare gli erettori, deltoidi e il torace, per mantenere il busto eretto, si eseguono esercizi come il Front Squat e il Front-Rack Hold.

Osservate questo video al minuto 4:05 dove lo stesso Clarence ci dice cosa ne pensa del suo front squat

Per me, e la maggior parte delle persone, credo che la cosa migliore da fare sia usare il back squat per aumentare lo squat frontale

Spiegato il perché il Front Squat non si presta bene ad un lavoro di forza, non resta che affrontare l’ultima questione e rispondere a quest’ultima domanda:

Ma ai pesisti, in ottica forza generale per le gambe, non converrebbe impostare uno squat che abbia come scopo il massimo carico sollevato e quindi non tenere conto devi vincoli che gli impone la propria disciplina?

Poniamo il caso che Clarence impostasse il suo squat non tenendo conto dei vincoli imposti dalla sua disciplina, quindi:

  • profondità appena sotto il parallelo;
  • schiena inclinata;
  • high-bar.

Poniamo inoltre il caso che con il nuovo schema motorio, il suo massimale sia aumentato di 50 kg, secondo voi questo aumento di forza risulterebbe spendibile nel suo sport?

Per rispondere a questa domanda bisogna capire a cosa sia stato dovuto quest’aumento di kg.

Non ci vuole un coach di fama mondiale per intuire che l’incremento di kg, è stato possibile, semplicemente, grazie al fatto di aver eliminato tutte le difficoltà con cui un atleta longilineo, che pratica pesistica, si deve scontrare. Ovvero lo si è messo in condizione di sfruttare a pieno la sua catena cinetica posteriore dall’inizio alla fine del movimento, limitando molto il lavoro sulla catena cinetica anteriore.

Ricordate che chi ha un femore lungo, per una questione meccanica, userà sempre con molta più facilità la catena cinetica posteriore.

Adesso finalmente possiamo rispondere alla domanda di cui sopra; quindi:

No, questo aumento di kg non risulta essere spendibile perché, come abbiamo detto, la pesistica è uno sport in cui il bilanciere va mosso in verticale e questo fa si che la catena cinetica anteriore vada usata come “motore primo”, quindi alzare kg usando maggiormente la catena cinetica posteriore non è di alcuna utilità, anzi utilizzandola in questo modo si rischia addirittura di fare danni.

In sostanza, chi è longilineo, per ovviare alla sua struttura, deve necessariamente imparare a usare i cosiddetti ”compensi” (espressione molto cara ai sostenitori dello squat avente come scopo i kg in senso assoluto) e non limitarli, perché più si diventa bravi ad usarli più si ha transfert sulle alzate da gara.

Fin quando la gente, esterna a questo sport, si ostinerà a considerare il riflesso miotatico, lo spostamento delle ginocchia in avanti, la verticalità, la sculata come compensi e non come abilità, non potrà mai analizzare un’alzata in modo sensato.

Molto spesso le persone che sostengono che i compensi, nella pesistica, siano assenza di tecnica, portano a suffragio della loro tesi atleti come LU Xiaojun o simili per struttura:

IN CONCLUSIONE

Ovviamente con tutto quello che ci siamo detti fino a questo momento penso sia superfluo continuare a dire che questa non è questione di tecnica, ma è semplicemente questione di struttura.

Essa consente loro di rimanere sempre con il bacino vicino alla verticale del bilanciere e, avendo il femore corto, riuscire a spingere in maniera ottimale con il quadricipite.

A conferma di ciò, se andate sui canali Instagram di MAstrenght, Weightliftingwolfpack, jianpingma, ecc., vedrete che la scuola cinese impone e segue perfettamente tutti i criteri della pesistica convenzionale, senza assecondare visioni fantasiose e/o alternative.

Be’, siamo dunque arrivati alla fine di questo noiosissimo e palloso articolo, ma ci tengo a precisare e ribadire ancora una volta che:

  • ho usato come modello Clarence, non perché io lo ritenga l’atleta con lo squat migliore, perché, avendo una struttura “normale”, osservandolo e analizzandolo si capiscono molte cose. Cose che guardando un cinese o un’atleta con una struttura predisposta non si riescono a notare.
  • il riflesso miotatico, la verticalità, la sculata, non sono compensi, bensì elementi che vanno imparati ad usare ed a gestire perché intrinsechi alle alzate da gara.
  • il Powerlifting e il Weightlifting sono due sport completamente diversi, con obiettivi diversi, e quindi non si può utilizzare lo stesso metodo di analisi. Il Powerlifting è uno sport nettamente più semplice rispetto al Weightlifting, ha più personalizzazione ed è più lento rispetto a quest’ultimo che, invece, richiede molta velocità. Vi siete mai domandati perché per riuscire a divertirsi nella pesistica, bisogna approcciarsi per forza di cose da piccolini, mentre nel Powerlifting, anche se ci si approccia da grande, bene o male si riescono comunque ad ottenere risultati tutto sommato soddisfacenti? La risposta sta proprio nella Velocità. Quando voi, ad esempio, dovete eseguire una distensione su panca, avete tutto il tempo per settarvi, ma soprattutto avete il tempo di pensare: devo addurre le scapole, devo deprimerle, questo anche a bilanciere già staccato dai supporti.

Nella pesistica questo non avviene, non può proprio avvenire perché, nel momento in cui il bilanciere si stacca dal suolo, che sia uno Strappo o uno Slancio, se si ha un piccolo tentennamento, si perde velocità e il bilanciere non sale. Questo comporta che voi non abbiate il tempo matematico per pensare ed è per questo che gli schemi motori, vanno appresi da piccoli, perché devono diventare movimenti naturali che si eseguono con naturalezza.



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