TRIGLICERIDI A CATENA MEDIA O MCT

TRIGLICERIDI A CATENA MEDIA O MCT

 

Dopo l’articolo sull’insensibilità agli ormoni tiroidei, continuo a trattare argomenti che ci aiutano a capire meglio come funzioniamo e come ottimizzare l’assunzione di alcune sostanze che possono avere un effetto benefico sul nostro corpo.

In questo articolo parliamo di:

 

TRIGLICERIDI A CATENA MEDIA O MCT

I trigliceridi a catena media o semplicemente MCT, sono una categoria di trigliceridi formati da glicerolo che può legare a se fino a 3 molecole di acidi grassi saturi, con numero di atomi di carbonio compreso tra 6 e 12 e tutti legati tra loro con legami singoli C – C.

Gli acidi grassi contenuti negli MCT, esibiscono delle proprietà assai diverse rispetto agli acidi grassi saturi a lunga catena, cioè quelli con più di 12 atomi di carbonio.

Vediamo velocemente quali acidi grassi costituiscono la catena laterale degli MCT:

  • Acido caproico (con 6 atomi)
  • Acido caprilico (con 8 atomi)
  • Acido caprico (con 10 atomi)
  • Acido laurico (con 12 atomi)

 

L’assorbimento degli MCT bypassa il sistema linfatico e ciò è importante, in quanto limita lo stress sui vasi linfatici tipico di altre sostanze chimicamente affini e che può portare a pannicolopatie e ingrossamento e infiammo dei linfonodi.

Gli MCT infatti vengono direttamente assorbiti e immessi nel circolo portale e da qui distribuiti ai vari distretti e tessuti corporei.

Inizialmente si pensava che, trattandosi di trigliceridi, gli MCT potessero rivelarsi dannosi, ma col tempo è emerso che non è così e gli studi hanno suffragato molte delle osservazioni empiriche e che possono diventar dannosi solo se assunti in determinate associazioni alimentari.

Gli MCT infatti son più idrosolubili rispetto ai corrispettivi trigliceridi con acidi grassi a catena lunga e anche più facilmente emulsionabili in presenza di lecitina, anche se c’è da dire che non necessitano dell’intervento degli acidi biliari e che possono interagire con la lipoproteina lipasi intestinale direttamente.

Nondimeno in virtù di ciò possono esser anche rapidamente digeriti!

Dato che, una volta liberati dal glicerolo, avendo alta affinità con la lipasi sensibile agli ormoni con la medesima efficacia vanno incontro alla beta ossidazione tramite la quale vien poi liberata l’energia in essi contenuta.

Peraltro, contrariamente a quanto avviene con i trigliceridi con catena laterale lunga, gli MCT non necessitano di carnitina per entrar nel mitocondrio.

Ad ogni modo il loro metabolismo produce comunque degli acil-coA da cui derivano gli acetyl-coA che entreranno poi nel mitocondrio e ciò migliora il trasporto e l’utilizzo ai fini energetici degli acidi grassi.

In virtù di ciò, possiamo dire che gli MCT hanno una funzione di sostegno del metabolismo molto interessante (1gr ha 8,3kcal).

Essi infatti (pur essendo dei grassi), data la loro facilità di assorbimento e veicolazione intramitocondriale, si pongono come alternativa energetica ai carboidrati, permettendo così un risparmio di glicogeno muscolare, nonché una riduzione della gluconeogenesi muscolare che quando è troppo marcata, può cannibalizzare i muscoli!

 

Inoltre studi preliminari, sembrano ascrivere agli MCT, potenziali effetti inibitori su alcune manifestazioni autoimmuni, nonché effetti antiproliferativi su alcune forme di neoplasie, ma occorrono ulteriori approfondimenti sulla questione per confermare queste putative qualità.

Sembra che l’acido laurico possa contrastare efficacemente l’ipertofia prostatica benigna, se assunto regolarmente e condivide questo effetto con l’estratto di palma nana o saw palmetto, guardacaso pianta molto ricca di acido laurico.

Ciò si realizza grazie ad un effetto inibitorio sull’enzima 5alfa reduttasi che converte il testosterone in diidrotestosterone in concomitante presenza di estradiolo.

Gli MCT inoltre sembrano limitare il rilascio di istamina in alcune forme di istaminosi e mastocitosi stabilizzando l’attività delle mast-cellule. Anche a tal riguardo però occorrono ulteriori approfondimenti.

 

Detto ciò occorre sottolineare che l’azione degli MCT è vincolata a come essi vengono assunti e associati ad altri nutrienti.

 

Infatti in primis occorre assumer gli MCT lontano da fonti di carboidrati soprattutto se ad alto indice glicemico perché un forte rilascio di insulina li porterebbe ad esser stoccati nelle cellule grasse come deposito energetico anziché farli funger da booster lipolitici.

In seconda istanza occorre non assumer mai questi grassi congiuntamente a fonti di acidi grassi a catena molto lunga.

La beta ossidazione degli acidi grassi a catena molto lunga (con catene carboniose che vanno da 20 a 26atomi di carbonio), inizia infatti nei perossisomi (e non nei mitocondri), dove alcuni di questi vengono scissi proprio in acidi grassi a catena media (a 10 e a12 atomi di carbonio) e da qui poi portati nei mitocondri dove la beta ossidazione viene completata.

Se si assumono insieme e soprattutto se anche l’assunzione di MCT è alta si ha una riduzione del ritmo di funzionamento della beta ossidazione perossisomica per via di un meccanismo di feedback retroattivo enzimatico.

Il risultato è che ciò riduce il metabolismo degli acidi grassi a catena molto lunga con una conseguente riduzione al netto degli eventi lipolitici a cui vanno incontro questi acidi grassi e con l’aumento di potenziali rischi per la salute in termini di formazione di placca aterogena.

 

Occorre assumer quindi gli MCT da soli (o in associazione a proteine alimentari povere di grassi saturi a catena lunga e poco insulinogeniche) a 3/3.5 ore circa di distanza dall’ultimo pasto.

Peraltro, se si segue una dieta chetogenica ciò faciliterà la produzione di corpi chetonici e permetterà di soffrire un po’ meno la mancanza di carboidrati.

Non si possono stimar dosaggi ideali per gli MCT, essi vanno settati in base a molteplici fattori che tengono conto della composizione corporea, del sesso e dell’età del soggetto, nonché del tipo di attività fisica e lavorativa svolta dal soggetto.

Quindi, come sempre, occorre affiancare alla matematica, il buon senso e non a caso un detto latino diceva: ”IN MEDIO STAT VIRTUS”…

Andrea Stendardo
Andrea Stendardo è da sempre un appassionato di sport ,in particolar modo di sport di potenza e di bodybuilding.
Ha dedicato molto tempo all’osservazione e allo studio di programmi allenanti e metodiche nutrizionali, ma l’aspetto che più di tutti ha sempre avuto a cuore nelle sue ricerche è stato lo sviluppo di un approccio che gli permettesse di capir come integrar reciprocamente le attitudini nutrizionali e le metodiche allenanti di un individuo.
Ciò gli ha permesso di sviluppar un approccio ad personam pur nella dinamicità della fisiologia umana.
Forte del suo background in chimica farmaceutica e dei suoi studi di cinesiologia, ha avuto modo di testar sul campo diverse teorie, convinto che ogni cosa possa sempre esser migliorata nonchè ampliata e arricchita di particolari che, talvolta, possono far la differenza nel raggiungimento di un determinato obiettivo.
Come dice un vecchio motto di biologia evolutiva:”la funzione crea l’organo”.
Comprender la funzione di qualcosa è l’elemento necessario  per l’evoluzione della stessa!!!

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